Quest'atto, queste parole, e l'accento con cui furono pronunziate, commossero tutti.
—Cara signora Rosina, rispose Giovanni non senza imbarazzo ed osservandola bene: io veramente non so bene… credo che suo marito starà assente qualche tempo…
Messer Agapito frattanto s'era accostato al segretario e gli disse a mezza voce in aria di mistero:
—Lasci tranquilla questa povera famiglia: il misero Vanardi è morto.
In altri momenti, altre parole, la Rosina non avrebbe udite; ma a quel punto la terribile frase giunse chiara e precisa al suo orecchio. Essa gettò un grido straziante e corse allo speziale.
—Morto!… Mio marito?… Lei lo ha detto… Lei lo sa!… O mio
Dio!… Mi dica tutto… mi dica il vero.
Agapito era più imbrogliato che un gatto nella stoppa; si strinse nelle spalle, nicchiò, balbettò, si grattò il naso e finì per dire che egli lo aveva inteso da Selva.
Allora Rosina tornò da quest'ultimo ansiosa, affannata, tremante, disfatta nelle sembianze, come persona che attende sentenza di sua vita o di sua morte.
Giovanni, all'aspetto di quel dolore, parve sentire un pentimento e stette un poco in bilico, non sapendo come farla; poi rispose esitando:
—Coraggio!… La non si disperi così… La cosa non è affatto sicura… ho delle buone speranze che non sia…