Oltrechè Rosina s'accusava pure d'essere cagione di tanta sciagura, ricordava ancor essa quell'ultima scena che aveva mandato fuor di sè Antonio, e, che troppo aveva ella ragione di temere fosse stata l'ultima spinta ai disperati propositi del marito. E questa le chiamava in mente tutte le scene precedenti; e questo suo ultimo gran torto le rifaceva vivi innanzi tutti gli altri suoi, ed essa capiva ad un tratto come la sua condotta e il carattere e le maniere fossero state riprensibili e disgraziate. Così in lei pure l'amore pel marito, ora perduto, veniva manifestandosi tutto e maggiore d'assai di quello che avrebbe creduto ella medesima: e quest'amore concentrandosi ne' suoi bambini che le erano già sì cari, ne conseguiva che in essa, verso lo zio che li aveva accolti e che facea loro godere agi cui non avevano goduto mai, erano nate ed una riconoscenza sterminata ed un'osservanza affettuosa che la facevano riguardosissima a non dispiacergli per nissun modo. Di che ne conseguiva eziandio che ad ogni giorno passasse, il droghiere, il quale era scevro da tanto tempo della vita di famiglia, cui pure aveva così cara, ponesse maggior affezione a quella donna e a quei ragazzi, e si lodasse sempre più di averli seco.

Ah! s'egli avesse potuto ancora avere il caro Antonio!

XXVIII.

In alto d'una piccola collina, verso la frontiera, c'è un piccolo villaggio, il quale, all'epoca della nostra storia, possedeva ancora una posta di cavalli. Nessuna linea invaditrice di strade ferrate s'era spinta tuttavia sin là a togliere ai poveri quadrupedi il privilegio di sobbalzare i pochi viaggiatori che di quando in quando passano anche adesso per quella strada, per lo più affatto deserta.

Appena superata la salita s'entra nel villaggio, e lì a capo c'è subito un gran casone bianco, con una spianatella dinanzi da cui si domina maravigliosamente la strada che si contorce al disotto sulla falda del colle e la pianura che si stende a' suoi piedi.

Sopra il portone della casa un'insegna di latta verniciata che strideva al vento continuo che soffia dai monti, portava scritta, sotto un corno da caccia dipinto, la leggenda: Albergo della Posta.

La strada postale traversa per lo lungo la via maestra del villaggio, e poi comincia, a poca distanza da questo, un'altra salita che si caccia in una gola delle montagne, le quali si drizzano sublimi e solenni a limitar molto presso l'orizzonte.

Tempo addietro quel passaggio era frequentatissimo, e le scuderie della locanda albergavano buon numero di cavalli a cui l'accorrenza di viaggiatori non lasciava troppo lungo il riposo, e il locandiere non aveva grand'agio da stare, com'era al momento di cui vi parlo, sulla soglia della sua casa, le mani dietro le reni, il berretto negli occhi, l'aria di cattivo umore, sbadigliando inoperoso.

E sì che lo avrebbe dovuto rallegrare l'inopinato arrivo di due viaggiatori che si trovavano appunto nello stanze superiori; un signore ed una signora, de' quali il primo aveva detto si sarebbero fermati per riposarsi un'ora. Ma che valeva ci fossero codestoro, se avevano rifiutato di prendere la menoma refezione, defraudando così il povero locandiere dell'onesto guadagno ch'egli aveva già immaginato di fare sulle loro borse?

Vi dirò subito che quei due viaggiatori erano Orsacchio e sua moglie. Sapete già come e perchè essi viaggiassero sempre per le strade meno frequentate e con che sollecitudine il marito volesse ora portarsi colla povera Gina fuori Stato. Non vi stupirete quindi nel trovarli in questo rimoto villaggio, fermi per un'ora soltanto, affine di riposarsi, come ne avevano assoluto bisogno, e riprendere poi la loro rapida corsa, che meglio sarebbe chiamar fuga addirittura.