Nella scuderia c'erano giusto due buscalfane, alte, magre, sfiancate, che mangiavano la profenda con dente affamato ed aria triste per aver l'onore di fare di lì a poco una trottata sino all'altra posta a benefizio degli inaspettati viaggiatori.

Gina, poichè la era stata spiccata da quel luogo a cui aveva posto affezione, pareva scema del tutto e si lasciava regolare come un bambino, senza volontà, senza forza, senza parola. Il marito, facendola entrare in una delle camere di quella locanda, le aveva detto:—Sedete; ed ella si era seduta. Quando egli fosse venuto a comandarle:—Sorgete e seguitemi; ed ella ciò avrebbe fatto colla stessa indifferenza. Ogni sensitività, come ogni intelligenza, pareva non che smussata, distrutta in lei.

Tre quarti d'ora dopo l'arrivo d'Orsacchio e di sua moglie, l'albergatore, che v'ho detto star sulla porta inoperoso ed ingrognato, ebbe ragione di stupirsi molto e di rallegrarsi alcun poco, vedendo nella pianura che si distendeva sotto quella collina, sulla strada che conduceva al villaggio, un'altra carrozza che veniva al trotto serrato di due cavalli cui la sferza del postiglione sollecitava, proprio come se colla loro rapidità avessero da guadagnargli una buona promessa mancia.

Il fatto era così straordinario che il buon ostiere si fregò gli occhi due o tre volte, prima di credere alla loro testimonianza. Era da anni ed anni che non aveva più visto il miracolo, che due carrozze in un giorno passassero per quel villaggio.

La carrozza intanto aveva lasciato il trotto pel cominciare della salita, che a giri tortuosi menava alla spianatella dell'albergo. L'oste, il quale figgeva su quel legno l'occhio che uccel grifagno figge sulla preda, vide la testa d'un uomo farsi fuori dello sportello, come per guardare qual fosse la cagione di quella nuova lentezza, poi volgersi al postiglione, e certo invitarlo a più frettoloso andare, poichè quest'ultimo con una mezza dozzina di buone sferzate obbligava le povere bestie, che apparivano stanchissime, a sollecitare il passo su per l'erta.

Appena fermo il calesse innanzi la porta dell'albergo, quell'uomo, il cui capo l'oste aveva visto porgersi in fuori dello sportello, saltò giù. Era solo. Giovane, pallidissimo, le chiome arruffate, le sembianze turbate, gli occhi inquieti ed incavati come chi da qualche tempo non riposa ed è in continuo disagio o per fatica fisica o per passione morale o per l'una e l'altra insieme.

E' si rivolse tosto all'oste, il quale gli era mosso all'incontro e l'accoglieva con profondi inchini:

—Un boccon di colazione, disse, e presto. Fra mezz'ora al più voglio ripartire.

—Sì, signore, come comanda: rispose il locandiere raddoppiando i suoi inchini.

Il viaggiatore s'avviava per entrar nella casa; intanto il postiglione, sceso di sella, erasi sollecitato a staccare i cavalli ed aiutato da un mozzo venuto fuori al rumor della carrozza, in un attimo s'era fornita la bisogna. Il postiglione, col suo cappello di cuoio in mano, arrestò il giovane viaggiatore e gli chiese la mancia.