Il nuovo arrivato trasse di tasca il portamonete e vi prese dentro del denaro; ma in quell'atto un'idea parve sovraccoglierlo.

—Voi volete tornare indietro subito? dimandò al postiglione.

—Signor sì: questi rispose.

Il viaggiatore si volse all'oste.

—Ci avete bene dei cavalli qui?

—Ne abbiamo due, cominciò a risponder l'oste; ma il postiglione che ebbe tosto compreso tutto il pensiero del viaggiatore interruppe:

—Tanto e tanto con queste mie povere bestie non si potrebbe far più un'altra posta. Appena se le avranno abbastanza di forza da tornarsene a casa.

Il giovane non soggiunse più parola, diede la mancia al postiglione ed entrò nell'albergo.

Sedette ad una tavola vicino alla finestra, a pian terreno; e mentre stava aspettando, appoggiati i gomiti al desco e il mento nella palma delle mani, si diede a guardar giù nel piano dove serpeggiava la strada per cui egli era venuto. Ma parve che tosto un interno forte pensiero sorgesse a dominarlo e lo distogliesse dalle cose circonvicine, per portare la mente chi sa in quale regione, poichè il suo sguardo si fece fiso e senza luce come quello d'occhio che non vede, la fronte gli si annuvolò e le guancie gli si contrassero come se fosse assorto in una profonda e dolorosa meditazione.

Ne lo riscosse l'oste, il quale venne a mettergli innanzi l'asciolvere. Il giovane viaggiatore accennò volersi dar tutto a codesta occupazione; si rassettò di meglio al desco, e volse un'ultima sguardata a quella vista di paese che gli appariva dalla finestra. Parve ci vedesse alcun che di spaventoso, poichè diede in un sussulto e le sue sembianze si turbarono forte. Si mosse di subito come dietro impeto irriflessivo, per levarsi e partirne; ma si trattenne, facendo forza a sè stesso, guardò con occhio irrequieto l'oste, e poi di nuovo la campagna, e sforzandosi a parer calmo, disse: