—E per me, quando si vuole aspettare? L'ora che avevo detta è passata. Fuori altri cavalli e si attacchino subito al mio legno.

Il locandiere si fece piccin piccino, si curvò nelle spalle con aria desolata e confessò che di cavalli non ce n'erano altri che quelli.

Orsacchio dalla collera divenne rosso come un tacchino. S'aggiunse che in quella il suo occhio corse a caso giù per la scesa della strada e ci vide i due carabinieri che ne avevano già superato un buon terzo. Anche a lui premeva sfuggirli, ancor egli aveva buone ragioni per credere cercassero di lui; lasciò Gina là dove si trovava e corse da Gustavo che stava appunto per salire nella carrozza.

—Signore, questi cavalli erano promessi a me: diss'egli bruscamente, arrestandolo pel braccio; ed io ho fretta di partire.

Gustavo fece a sciogliersi dalla stretta d'Orsacchio, ma nol potè.

—Anch'io ho fretta, rispos'egli. Mi lasci andare… Che modo è codesto?

Orsacchio colla coda dell'occhio vedeva i carabinieri avanzarsi sempre più.

—Le dico che non sarà lei a partire, ma io…

Anche Gustavo osservava con ansia l'avvicinarsi sempre più degli agenti della forza pubblica.

—Signor no: interruppe egli col tono di uomo risoluto a tutto. Mi lasci, o guai per lei!