Ma benchè gli occhi tenesse bassi, pure travide di presente la fronte severa del suocero che stava dritto colla sua alta statura all'altra estremità della stanza in molto nobile e dignitoso contegno, e quella vista lo atterrò anche più; gli parve l'aspetto stesso della virtù e dell'onestà, cui egli aveva abbandonate con tanto infame trascorso; avrebbe voluto sprofondare. Lisa stette un poco, quasi esitante, quasi non riconoscesse subito in quella larva che le veniva dinanzi l'adorato marito; poi l'impeto dell'affetto successe sollecito e veemente; si gittò al collo di Gustavo e pianse lagrime dirotte, e parlò incomposte parole di traboccante passione.
Anch'egli si stemperò in lagrime così abbracciato da sua moglie; quindi, come non potendo regger più in piedi, si lasciò calar ginocchioni per terra, e tendendo le due braccia verso il capitano, che punto non si era mosso, esclamò con voce arrangolata:
—Perdono! perdono!
Biale s'avanzò lentamente verso il colpevole, muto, severo, solenne. Il suo sguardo piombava inesorabile e grave sopra il reo; e questi curvava il capo sotto di esso e si rannicchiava al suolo, da toccar quasi colla fronte lo spazzo.
—Sciagurato! disse il capitano, quando gli fu presso, fermandoglisi innanzi. Che hai tu fatto dell'onor nostro?
—Perdono! perdono! ripetè balbettando il miserabile.
—Perdono?… Sapete voi che l'onore era la sola nostra ricchezza e tutta la mia superbia? E doveva io allevarvi e farvi due volte mio figlio perchè voi ne lo rapiste? Meno ingrato sareste, meno infame, se mi aveste ucciso. In nome di vostro padre, onoratissimo uomo, vi rinnego e vi maledico.
Lisa gittò un grido e fece a cingere colle sue braccia il capo del marito, come per difenderlo dalla maledizione paterna; ma Gustavo ne la rimosse, si alzò, le lagrime aveva rasciutte, il volto più bianco, le mascelle contratte, e una nuova risoluzione appariva in lui. Si volse allo suocero e parlò con voce ferma e pacata.
—Fui traviato. Sono un infame; non ho discolpa, lo so. Non merito il vostro perdono, non lo chiedo più nemmanco. Solo un'ultima grazia imploro, e conviene che la dimandi a voi solo, che nessun altro orecchio mi possa udire, nemmeno quello della mia carissima Lisa.
Biale stette un momento affisando il genero con quel suo occhio franco e penetrativo: poi accennò col capo d'acconsentire. Il custode che era presente al colloquio contrastò allegando i regolamenti; ma una buona mancia fece tacere i suoi scrupoli. Si ritrassero amendue da una parte, e Gustavo cominciò tosto a favellare sommesso. Lisa, come tramortita, guardava con occhio senza luce, quasi non si rendesse ben conto delle condizioni in cui si trovava, nè di quanto le succedeva dintorno.