—No, pregiatissimo signor Marone, rispose Antonio: non ischerzo niente affatto. Quei denari non li ho, e non so donde andarli a stampare…. là!

Il padrone di casa gettò intorno a sè degli sguardi irrequieti.

—La dice daddovero?

—Daddoverissimo.

—Non può procacciarseli in nessun modo?

—In nissunissimo.

—Corbezzoli!

Marone si alzò con una fisonomia severa come quella d'un giudice convinto della colpa del reo e andò lentamente verso la tavola a prendersi il cappello e il bastone.

—Allora, diss'egli trascinando le parole e ripetendole come per farle penetrar più addentro nell'animo degli ascoltatori, allora… io sarò costretto… sì sono costretto… valermi dei mezzi che mi dà la legge… di tutti i mezzi che mi dà la legge.

Rosina, che non poteva più stare alle mosse, gli si piantò dinanzi colle mani in sui fianchi: