—Vuol dire, proruppe, che ci farà l'esecuzione, e ci venderà tutte queste poche robe che ci rimangono, e ci metterà in mezzo la strada…

—Queste robe, queste robe: disse sprezzosamente Marone, guardandosi intorno. Forse che basteranno a pagarmi del mio avere?

E Rosina che incominciava a perdere il sangue freddo:

—Eh sì, valgon poco…, sì, sono povere masserizie, ma sono di onesta gente, che non merita d'essere trattata come cani…

—Rosina! esclamò Vanardi, facendole gli occhi grossi.

—Eh, lasciami dire, chè la mi prude…

—Onesta gente: ripeteva il proprietario; certo che sì, va benissimo; io ho per loro la maggiore stima, ma quando non si paga…

—Quando un povero diavolo ha la sfortuna che lo perseguita…

—Ah! mia cara madama Vanardi, la sfortuna è una scusa bella e buona per tutti quelli che mancano ai loro impegni… Ma la si metta un poco ne' miei panni anco lei… Un proprietario… vive della pigione della sua casa; ora se il provento non gli entra in cassa, come avrà egli da fare?

—Oh bella!… Per una sì poca somma!… La stia zitto, la mi faccia piacere, signor Marone. Ricco com'è, che sì che gliene ha da far molto di questo in più od in meno.