—Io non sono ricco, le ripeto: disse bruscamente Marone; e non voglio perdere l'aver mio.
—Non si tratta di perderlo: soggiunse Vanardi con calore. Noi pagheremo senza fallo. Ci dia solamente ancora un po' di respiro.
—Eh! ve ne ho già dato di troppo… Sono sei mesi che mi menate pel naso.
—Ci mostri il suo buon cuore, disse la Rosina con un tono di supplicazione che lasciava travedere al di sotto la bizza presso a saltare.
Il proprietario si pose in testa il cappello e si mosse per uscire.
—Non lo posso: diss'egli asciutto asciutto. Provvedete ai fatti vostri, io provvedo ai miei.
—Ma signore, gridò Rosina tutto accesa in volto: vuol ella essere peggio che inesorabile! È questa la carità che ha per la povera gente?
Marone si fermò, battè in terra la ghiera della sua mazza e rispose borbottando:
—La carità! la carità!… Certo che ne ho e di molta, verso chi se la merita… Tutti lo sanno… ed anche il signor Parroco… Ma non mi tocca rovinarmi per giovare a chi non sa bastare a' suoi impegni; ma la vera carità non ha da favorire l'ozio, l'infingardaggine e la… Basta, non dico altro, appunto per amor del prossimo.
Rosina scoppiò come un petardo.