Al tintinnio che fece il campanello appiccato all'ascio d'entrata, lo speziale alzò il naso dal foglio e guardò dal di sopra degli occhiali chi fosse venuto.
—La riverisco signor Agapito: disse Antonio levandosi urbanamente il cappello.
—Oh, oh, caro signor Vanardi; l'è lei! E che buon vento?
Si rizzò da sedere con più gentilezza che non usasse abitualmente, si tolse di sopra il naso gli occhiali, ripose il giornale e toccò colla mano destra la tesa del suo berretto.
Ad Antonio, avvezzo oramai dappertutto ad essere accolto con insolente mancanza di riguardi, parve quello un fior di accoglimento pieno di simpatia e di stima, e sentì venirsi in cuore un po' di coraggio.
—La disturbo forse? dimandò egli come mezzo di entrare in materia.
—Niente affatto. Si figuri!… Lei non mi disturba mai… Leggevo qui il giornale… Ma gli è vuoto come una vescica… Non c'è mai nulla in que' benedetti giornali!… Ci rubano i denari vendendoceli… Eppure, che vuole? Non ne so star senza… Ah! c'è una cosa sola alquanto interessante: la novella d'un suicidio. Un povero diavolo che l'altro ieri s'è gettato in Po. Veda mò se a questa stagione può venire in testa una cosa simile!… L'hanno pescato ieri; e pare che siasi deciso a questo brutto passo per la miseria…
Antonio sentì scorrersi un brivido per tutto le membra.
—Per la miseria! diss'egli con accento profondamente commosso.
—Già! aveva una famiglia il disgraziato a cui non sapeva più come provvedere… Era operaio e non trovava più lavoro da nessuna parte. Il cervello gli è girato, e ponfate, egli andò ad affogarsi.