—Io l'ho fatto, prima per l'amicizia verso di lei….
—Grazie tante, caro signor Vanardi: e gli strinse la mano.
—Poi per la dura necessità in cui pur troppo mi trovo.
Lo speziale che incominciò a capire dove Antonio volesse andare a parare, divenne serio e lasciò la mano del pittore, il quale continuava con tutto il coraggio di cui era capace:
—Ed è appunto questa necessità che mi spinge a forza a venirle domandare un compenso di quel mio lavoro.
Antonio si asciugò dalla fronte il sudore che vi aveva chiamato lo sforzo che aveva dovuto fare su sè medesimo per tirar fuori queste parole. Messer Agapito si grattò la punta acuta del suo lungo naso. Poi lo speziale andò presso al braciere, ne tolse il coperchio della campana sotto cui era, e ne mosse i carboni colla palettina; e vi sedette presso con aria di profonda meditazione.
—Ah! un compenso! diss'egli: va benissimo.
Trasse di tasca la sua tabacchiera di corno bigio, ne battè con piccoli colpi secchi il coperchio ed i lati, l'aperse, col polpastrello delle dita radunò il tabacco nel centro, coll'unghia dell'indice fece ricadere quello che era rimasto nella scanalatura del coperchio e nella mastiettatura, e rimestandolo anche un pochino, ne trasse poi una grossa presa.
—Ne piglia? domandò porgendo la tabacchiera aperta ad Antonio.
—No, grazie.