Agapito serrò la scatola serrando il pugno: appoggiò quest'ultimo sul ginocchio e si mise a fiutare fragorosamente la sua presa; quindi mandò un gran sospirone: col rovescio delle quattro dita rinettò il panciotto dai granelli di tabacco che v'erano caduti, e volgendosi con un mezzo giro sulla sua seggiola verso il pittore, ripetè:

—Un compenso? Niente di più giusto. Anzi questa mattina, parlando io con sua moglie…. La signora Rosina non le ha detto nulla?

—Sì: mi ha detto ch'ella ci aveva gentilmente offerto i suoi servigi. Ed io ne la ringrazio tanto. Ma, com'ella sa, signor Agapito, io mi trovo in cattive acque…. E un po' di denaro sarebbe per me la manna del cielo…. Epperò sono venuto a domandarle dell'opera mia un discretissimo prezzo.

Lo speziale pose la tabacchiera in tasca e cacciò le dita delle due mani nelle scarselle del panciotto, rimenandovele come per farvi scorrere il denaro che contenevano.

—Va bene, va bene… Veramente io non ci pensava, ma… purchè questo prezzo sia discreto… com'ella dice…

—Ci ho messo tutta la mia abilità, e non fo per dire, ma quelle due figure mi sono riuscite per benino.

Agapito trasse una mano dal borsellino per grattarsi la punta del naso.

—Veniamo alla cifra, diss'egli.

—S'io fossi un ricco e celebre pittore, che perciò non avesse bisogno di nulla, potrei chiedergliene mille lire per cadauna…

Lo speziale fece un salto sulla sua seggiola.