—Due mila lire! Misericordia! esclamò egli spaventato, levando anche l'altra mano dal taschino.
—Ma siccome sono un poveraccio, che ho necessità di tutto, continuava Antonio, che non ha pane per sè e per la sua famiglia, che avrebbe giusto bisogno di quella somma per aggiustare a dovere i fatti suoi, così nè io oso chiederle tanto, nè lei me ne darebbe.
—Insomma, a farla breve, qual è l'ultimo prezzo?
—Duecento cinquanta lire.
—Beuh! È matto lei: disse bruscamente lo speziale, e s'alzò da sedere. Duecento cinquanta lire per l'impiastricciamento di due tavole di legno.
S'accostò all'uscio a vetri e guardò traverso ad esso le due figure che mascheravano i battenti aperti.
—Le pare che quelle faccie da scomunicati valgano cotanto?
Antonio fu punto nel suo amor proprio, di artista.
—Può darsi, rispose egli atteggiandosi il più dignitosamente che seppe nel suo mantello, che la mia opera sia cattiva, ed ella ha tutto il diritto di trovarla pessima. Lasci però a me quello di non accettare per autorevole il giudizio d'uno spacciatore di medicine.
La bizza fe' venir rossa la punta del naso al signor Agapito: parve in sul punto di ribattere con risentite parole; ma un altro sentimento, che ben presto vedremo qual sia, lo fe' fermarsi.