Anna entrò correndo tutta affannata con in una mano l'abito penzoloni e nell'altra la spazzola.
—Finalmente!
Agapito vestì l'abito che la nipote l'aiutò ad infilar nelle maniche, cambiò il suo solito berretto in un cappello a staio, e borbottando e rampognando dietro la nipote, uscì di casa per l'uscio che metteva sul pianerottolo della scala comune.
Non discese verso la strada, ma si avviò invece verso i piani superiori, e non cessò di salire finchè non si trovò al sommo affatto delle scale: nel corridoio delle soffitte. Andò all'uscio per cui si entrava nel gabbione del pittore e picchiò discretamente alla porta colla nocca delle dita.
—Chi va là? chiese dall'interno la voce della Rosina.
—Amici: rispose coll'accento il più grazioso che seppe fare il signor
Agapito, atteggiando in pari tempo le labbra ad un lezioso sorriso.
—Entri; disse la donna: la porta è socchiusa e non ha che da spingerla.
Agapito la sospinse pianamente e sgusciò dentro con un certo mistero, aitandosi della persona non senza pretesa al garbo ed alla leggiadria.
La moglie di Antonio era seduta al suo tavolino di lavoro, e come si fa per coloro che sono di casa, non si mosse punto e salutò famigliarmente colla voce e col capo soltanto.
—Che buon vento me la porta qui di nuovo, messer Agapito?