Agapito chiamò in aiuto tutta la sua rettorica, e cominciò il discorso.

Che volete? Come già vi sarete accorti, cari lettori, i pigli vivaci, le ciarle volgari e spigliate, gli occhi furbeschi della Rosina avevano ferito il cuore del già maturo Agapito, celibe, avaruccio ed egoista: e di quel giorno in quell'occasione s'era coraggiosamente risoluto ad aprir l'animo suo alla donna.

Cominciò adunque con dire quanta stima, quanto interesse avessero destato in lui i fatti e i meriti della signora Rosina; ch'egli aveva scoperto come in poco prospere condizioni si trovassero i coniugi Vanardi, ed egli ne sentiva gran pena; era disposto a venire in loro aiuto in tutte le maniere che fossero in poter suo; il pittore avevagli domandato un prezzo esorbitante dell'opera sua, ed egli per carità, per l'interesse che sentiva verso di loro, per la generosità dell'animo, era disposto a pagare assai più di quello che quelle due tavole valessero; chè anzi, egli era disposto a fare altro ancora e meglio per loro; egli già non poteva di molto, ma pure, per la signora Rosina non si sarebbe rimasto a questa sola elargizione, avrebbe fatto, avrebbe detto, purchè… purchè…

Tutto era andato alla più liscia sino allora. Rosina interrompeva ad ogni momento il parlatore per ringraziarlo diffusamente, per magnificarlo con mille lodi; gli aveva pigliato la mano e gliela stringeva con riconoscenza; lo proclamava il primo speziale del mondo e il più caritatevole uomo fra quanti mai abbiano portato il naso sulla terra. Ma quando messer Agapito si fu rintoppato in quel purchè, tutto cambiò aspetto.

Che si disse egli mai? Che avvenne? Profondo mistero della storia! Ma si sarebbe potuto udire la voce dello speziale abbassarsi ad un tono più che confidenziale, e quella invece della Rosina elevarsi a seconda tant'alto da giungere poi distinta sino nel corridoio delle soffitte, sin sul pianerottolo della scala: e i bambini spaventati al collerico gridare della madre strillare acutamente ancor essi. Poscia ad un tratto si vide l'uscio spalancarsi violentemente e messer Agapito venirne fuori mogio mogio, incalzato dalla Rosina furibonda, e con una solenne graffiatura a quella punta del suo naso che l'amoroso speziale soleva grattare ed accarezzare con tanta compiacenza.

—E per chi mi piglia? gridava a testa la Rosina infiammata: ed io son quella da regalarle la lezione che si merita… Ed è codesta la sua carità, bell'arnese da spezieria?… E non mi torni più per i piedi, chè mio marito è capace di romperle sulle spalle un bel legnetto verde, ed in mancanza di lui io stessa…

—Zitto, zitto per amor del cielo: susurrava Agapito, tentando farsi piccino piccino e rinsaccando il capo fra le spalle: si calmi, non facciamo scandali, non facciamo scene…

—Ne voglio far io: gridava più forte la moglie del pittore. E non so chi mi tenga dal chiamar tutti i casigliani fuori, e contar loro le sue belle prodezze.

Qualche uscio nel corridoio incominciava a socchiudersi: qualche cuffia di comare cominciava a lasciarsi scorgere dalle aperture; Agapito avvertì dietro ogni porta un orecchio ascoltatore; non attese di più, e rimpiccinito e lesto prese di volo le scale, lasciando vincitrice sul campo di battaglia la Rosina fieramente impostata sulla soglia del domicilio coniugale.

Anna si mise a tremare solamente all'udire il colpo violento che lo zio aveva fatto battere all'uscio nel richiuderlo dietro di sè quando era entrato in casa. S'affrettò a porre in tavola, e corse alla stanza dello speziale, dove egli s'era rifugiato.