Agapito stava innanzi a quello specchietto che pendeva dall'intelaiatura dei cristalli alla finestra, e si faceva bagnòli di una sua acqua di farmacia alla graffiatura del naso.

—Signor zio, è in tavola, disse la nipote, entrando sollecita.

Ed egli volgendosele tutto invelenito:

—Chi ti ha dato licenza d'entrarmi in camera di questa fatta? Sarai tu sempre la scioccona e la villanaccia che per mia disgrazia ho stanato dal nostro paese? Buona da nulla, va! A quest'ora una bertuccia sarebbe già meglio incivilita di quello tu non sia. Levami dagli occhi il tuo brutto muso.

La poverina s'affrettava ad andarsene: ma appena era essa fuori dell'uscio che lo zio la richiamava. Anna, oppressa dalla pena e dalla vergogna, non udiva alla prima; Agapito, tenendosi con una mano il pannolino inzuppato sul naso, le correva dietro:

—Marmottona, sei sorda o non vuoi udire? Avresti l'impertinenza di mettere il broncio? Che sì ch'io ti vo' levare il ruzzo dal capo, se te ne viene… Oh vedete la signorina che fa la suscettiva!… pitocca che tu sei!… Non so perchè non ti mando su due piedi a mangiar polenta e patate nel tuo nido di montagna.

E la infelice, se l'avesse osato, avrebbe pregato lo zio, come d'una grazia, di porre in atto questa minaccia e lasciarla tornare alla miseria, ma insieme alla pace, del suo villaggio natio.

—Ma io sono troppo buono, continuava messer Agapito, e sciupo i miei benefizi con una ingrata. Bada a non istancarmi poi del tutto!… Dà in tavola pei garzoni… Io non andrò a pranzo con loro, ma mi servirai qui… Se ti chiedono il perchè, e che cosa ho, e simili domande, non risponder nulla… Va, e non farmi qualche scempiaggine delle tue solite.

Non occorre ch'io vi dica se Agapito trovò il pranzo tutto cattivo, tutto pessimo, e se coprì di villanie e di rimbrotti la povera ragazza, rimproverandola ad ogni momento persino il poco pane che ella mangiava. Comechè già avvezza a sì mali trattamenti, l'infelice ad ogni volta ne provava più e più sempre onta e dolore.

Oh! in cuor suo ella non era lungi dal maledire quella sì fiorita carità di cui ad ogni piè sospinto si vantava cotanto il signor zio.