VIII.
Vanardi intanto chiotto chiotto avea preso la strada verso l'abitazione del suo amico Giovanni Selva. Ma di necessità gli toccava passare innanzi ai principali suoi creditori.
Il venditore di legna era là che spaccava a stecche sopra un gran ceppo certe legnette rotonde. Antonio sperò poter passare di fretta innanzi alla bottega, camminando dall'altra parte della strada, senza che l'inesorabile creditore lo vedesse: ma ecco che questi alzava il capo appunto in quella e lasciava cader lo sguardo sul povero pittore.
—Oh, oh! signor Vanardi, cominciò egli, che pressa è la sua? Non è già per venir da me ch'ella corre cotanto?
—No, rispose Antonio, sentendosi spuntare alle radici de' capelli goccie di sudore per la vergogna. Ho qualche faccenda che mi preme.
—Va bene, va bene. Sa che c'è di nuovo? che mi sono stancato d'aspettare, che sono stato dal giudice e che lei si riceverà quanto prima la sua brava citazione…
Vanardi traversò la strada e venne sollecito verso il carbonaio.
—Oh, voi non farete una cosa simile, mio caro signor Gregorio. Siete padre anche voi, ed avrete un po' più di sofferenza per un povero padre di famiglia.
—Eh appunto perchè sono padre ancor io debbo pensare ai miei interessi. Ve l'ho detto tante volte! Ora non c'è più novelle che valgano; la mia istanza al giudice è già bella e data…
Antonio curvò il capo e s'allontanò senza aggiunger parola, ma con in cuore una delle maggiori pene che avesse provato ancor mai.