«—Biale me la pagherà: l'udirono mormorare fra i denti i suoi vicini.
«Mentre il sottotenente, era agli arresti, i suoi amici andavano dicendo a bassa e ad alta voce che appena uscitone, Pannini avrebbe domandato ragione a colui che era stato causa fosse così punito; e Biale quando questa voce gli venne all'orecchio si contentò di fare un sorriso e di crollar le spalle. Invero il signor Carlo non aveva nessun'apprensione da provare per un simile scontro, tra perchè era coraggiosissimo innanzi ad ogni pericolo, tra perchè nel maneggio d'ogni arma andava dei primi nel reggimento e di molto innanzi al suo avversario.
«La cosa avvenne infatti com'era stata prevista. Il giorno stesso in cui erano finiti gli arresti di Pannini, questi alla prima radunata degli ufficiali investiva aspramente il suo nemico e lo sfidava a duello. Biale s'era proposto d'esser calmo e di non accettare la tenzone, riparandosi dietro la buona ragione che avendo parlato a Pannini in qualità di superiore e per cose di servizio, non poteva essere il caso di darne conto con un duello, ma come si fa ad esser calmi quando un uomo vi provoca insolentemente in presenza d'una frotta di compagni che si sanno pronti a prendere la vostra moderazione per un meno nobile sentimento, e si ha il sangue di venticinque anni nelle vene? Biale dimenticò tutti i suoi propositi di mitezza innanzi alla tracotanza del suo avversario e, accettato il duello, volle che fosse alla spada, l'arma degli scontri più seri, e con tali condizioni che lo rendessero pericolosissimo.
«—Così, pensava egli, l'avrò finita una buona volta con questo matto.
«Le cose furono intese appuntino, ed il giorno dopo doveva aver luogo il combattimento. Appena calmato un poco il bollore del sangue, nel signor Carlo era tosto entrato già un rincrescimento di quanto ora avvenuto, e s'era già pentito dell'aver così facilmente ceduto all'impeto del suo momentaneo risentimento. Che? Aveva egli da battersi col figliuolo dell'uomo che doveva a suo padre la rovina? Così, se il padre aveva danneggiato questa famiglia nelle sostanze e nella fama, egli, Carlo, l'avrebbe priva del suo unico attuale sostegno? Come ti dissi, Pannini erasi ammogliato ed era da pochi mesi padre d'un bambino; Carlo pensò a questo meschinello di fanciullo, ed avrebbe dato non so che cosa per evitare quello scontro… Ma sì, come s'aveva da fare oramai? Tutto era stabilito, l'ora fissata, preso il convegno: per ritrarsene ci voleva ben altro coraggio di quello che Carlo si credeva d'avere. Affrontare la lama dell'avversarlo era un nonnulla per lui, ma affrontare i severi giudizi, lo scherno, il disprezzo di tutto il reggimento, che sapeva non gli sarebbero mancati quando egli si fosse tirato indietro, era troppo, e non gli pareva affatto di sentirsene la forza.
«Era già notte, e Carlo, solo nella sua camera, preparava alcune carte e disponeva di alcune sue cose nella previsione d'una possibile disgrazia che gli toccasse nel duello la mattina a venire, quando il soldato che gli faceva da domestico venne ad annunziargli che una signora con fitto velo sul volto domandava con viva istanza parlargli. Carlo, che non indovinava menomamente chi esser potesse, ordinò che fosse introdotta. Entrò una donna che pareva appena potersi reggere in piedi, tanto era vacillante il suo passo, e di cui le mani tremavano come foglie mosse dal vento. Mentre Biale la salutava rispettosamente e muoveva verso di lei, la dama si sorresse al mobile che trovò più vicino colla sembianza di chi ha proprio esaurite tutte le sue forze.
«—Signora, disse Biale con accento incoraggiante, con chi ho l'onore di parlare, e che cosa mi vale il favore d'una sua visita?
«La signora, il cui petto ansimava penosamente, levò il velo che discendeva dal suo cappellino e mostrò il viso pallido, disfatto, inondato di lagrime della giovane moglie di Pannini.
«Biale diede indietro d'un passo meravigliato e turbato.
«—Signora, balbettò egli, non sapendo affatto che cosa si avesse da dire: signora, lei qui!….