«Naturalmente il percosso fece per gettarsi sul suo offensore, i vicini s'intromisero perchè la lotta non si cambiasse in ignobile pugillato, e, senza lasciar tempo in mezzo, i due contendenti, accompagnati da quasi tutti gli ufficiali del reggimento si recarono fuori della città a battersi colla sciabola medesima che avevano allato.

«Ad una così seria offesa non poteva corrispondere che un seriissimo duello. Biale aveva ancora il sangue eccitato e non aveva più campo ad ascoltare voce alcuna di ragione. Si gettò contro l'avversario con tutto l'impeto d'un uomo che vuole la morte di chi gli sta di fronte, mentre l'avversario con pari ardore si slanciava contro di lui. Fu un duello breve, ma terribilissimo per furore dei combattenti. Biale più aitante di persona e più destro rimase vincitore: per una finta al capo indusse il nemico a scoprire il petto, ed allora con rapida mossa partendo a fondo lo colpiva in pieno petto con una puntata e lo passava fuor fuori.

«Fino allora la sua esaltazione feroce era durata in Carlo; a quel punto cessò ad un tratto. Nel volersi ritrarre indietro, dopo tirato il colpo, egli senti la sciabola trattenuta, e pesare grave su di essa il corpo dell'avversario. Nello stesso tempo i suoi occhi, fissi sul volto del nemico, videro i lineamenti di costui contrarsi, poi distendersi tosto, le labbra aprirsi e non mandare che un'esclamazione soffocata, ed un pallore di morte spargersi sulla fronte e sulle guancie dell'infelice. Carlo gettò un grido e spiccò un salto all'indietro, abbandonando la guardia della sua sciabola. Il corpo dell'altro ufficiale non più sostenuto cadde stramazzone per terra. Tutti, eccetto Biale, gli furono attorno. Era morto.

«L'uccisore stava là, quasi più pallido dell'ucciso, ch'egli guardava fisso con occhi sbarrati che esprimevano il più profondo orrore. Quando gli fu pôrta la sua sciabola sanguinosa estratta dal cadavere, e' la ruppe al suolo e ne gettò i pezzi lontano.

«Egli si allontanò solo di colà e lungamente si aggirò per la più deserta campagna. S'era fatto omicida volontario ed un tremendo rimorso gli tormentava l'animo: per risparmiare Pannini aveva ucciso un innocente: a cagione di costui adunque egli vedeva spezzata la sua carriera, fatto incerto il suo avvenire, chè nella vita militare non voleva più continuare a niun patto, e macchiate le mani di sangue.

«Dopo quest'orribil fatto i suoi compagni gli avevano restituita la loro stima: ma egli aveva orrore di sè medesimo. Fu mandato per tre mesi agli arresti in fortezza, ed egli sopportò la pena, a suo giudizio troppo mite, con una dolorosa rassegnazione. Il colonnello nel frattempo gli fece capire che se avesse voluto ritirare la domanda della dimissione, ciò vedrebbero molto volentieri e il reggimento ed egli stesso; Carlo rispose che non avrebbe più cinto una spada finchè non si trattasse di combattere un nemico straniero.

«Tornato alla esistenza di semplice cittadino, cercò un impiego privato e l'ottenne presso una casa di commercio. Più tardi prendeva moglie, e ne aveva un'unica figliuola, che è la signora Lisa.

«Quanto il signor Carlo amasse moglie e figliuola è superfluo il dirlo: eppure questo grandissimo affetto non lo impedì che, scoppiata la guerra dell'indipendenza in quel meraviglioso anno che fu il quarantotto, egli non avesse più bene finchè non fosse riammesso nell'esercito a spartire con esso i rischi di quella gloriosa lotta. Chiese l'antico suo grado e l'ottenne; ed a quarant'anni cominciò la guerra cogli spallini da luogotenente.

«La Lisa aveva allora poco più d'un lustro, ed era la più cara ed intelligente bambina che si potesse vedere. Ella piangeva, serrandosi colle piccole braccia al collo del padre; sua madre piangeva reclinando il capo addolorato sulle spalle del marito: ma nulla valse a smuovere il signor Carlo dal fatto proposito. Abbandonò moglie e figliuola, ed ebbe la fortuna di essere uno dei primi a varcare il Ticino e calpestare il suolo lombardo.

«Vedi stranezza del caso! Nel giugno, dopo la battaglia di Goito, dove il comandante del battaglione a cui Biale apparteneva cadde gloriosamente, fu nominato un nuovo maggiore: e questo che veniva da un altro reggimento era nientemeno che Pannini; il quale, continuata la carriera militare, trovavasi in tale occasione promosso a quel grado.