—Papà; entrò opportunamente in mezzo il primo de' bambini con queste parole: ho fame… Non vuoi darmi di quella buona roba che hai portato?
—È giusto: disse il padre riscuotendosi; non mi manca l'appetito nè anco a me. Non pensiamo ora a melanconie e godiamo di questo ben di Dio che la sorte ci manda.
Anche la moglie trovò questo partito il migliore che fosse, perchè si diede le mani attorno a preparare il desco, e fu così sollecita, che due minuti dopo tutta la famigliuola era seduta intorno al mantile non nuovo, nè fino, nè di bucato, e mangiavasi coll'appetito di gente che si è preparata al pasto con lungo digiuno.
Il malumore della Rosina era sparito del tutto; e quella buona gente godeva un istante di tranquillità e d'allegrezza in mezzo alle loro traversie, obliando i travagli passati, le minaccie presenti, lusingandosi nelle speranze che trasparivano nell'avvenire.
Quando più vivamente erano occupati nelle delizie del loro pasto e in quelle dei castelli in aria che venivano sognando a gara, due picchi all'uscio d'entrata annunziarono un visitatore.
—Chi viene adesso a seccarci? disse con malavoglia impaziente la
Rosina.
—Ch'e' sia il figliuolo della portinaia che ci rechi la risposta di mio zio! esclamò Antonio a cui una nuova speranza venne a balenare alla mente.
—Uhm! fece la moglie movendo il capo con atto che dinotava partecipare ella assai poco in questo argomento la speranza del marito. Avrà egli risposto tuo zio?
—Avanti: gridò Vanardi verso l'uscio; e questo, aprendosi pian piano, lasciò scorgere la faccia melensa di Giacomo.
—Vedi se l'ho indovinata! esclamò con vivezza di buon umore Antonio, in cui la concepita speranza si era di subito ingrandita ed afforzata. Avanti, avanti, mio bravo Giacomo. Voi siete stato a portare quella lettera?