—La ringrazio… Non vorrei scomodarli.

—Niente affatto. Ecco qui il bicchiere di Tonietto… I bambini beranno in quel della mamma… Assaggiatemi questo poco; ciò vi vorrà sciogliere lo scilinguagnolo.

E mescette un buon mezzo bicchiere, che Giacomo tracannò senz'altre cerimonie.

—Dunque a noi: riprese Vanardi; siete stato nella bottega di mio zio?

—Sor sì… Oh che buon odore ha quel prosciutto lì!

Chi non glie ne avrebbe offerto? Antonio non era capace di far orecchie da mercante; d'altronde pensava che non potendo dare a quel giovane la mancia, il fargli parte della loro colazione avrebbe tenuto le veci di quella, e ne avrebbe suscitato lo zelo per altre occasioni in cui si avesse ancora bisogno di lui. Offrì adunque a Giacomo di que' commestibili, che tanto manifestamente gli tiravano la gola; ed egli, senza farsi punto pregare, si mise di buon animo a mangiare a due palmenti, con qualche stizza della Rosina, meno generosa che il marito, la quale invano veniva saettando Antonio di occhiate di rimprovero ad ogni grosso boccone che faceva l'indiscreto figliuolo della portinaia.

—E mio zio era egli nel fondaco? gli domandò poi Vanardi che voleva ridurre il discorso a ciò che gl'importava.

—Sor sì: rispose Giacomo con la bocca piena; da principio, entrando, ho creduto di no, perchè non ci vidi colà che un garzone seduto dietro al banco… Se la mi favorisse un po' da bere, signor Vanardi… Grazie!

Tracannò un bicchier di vino.

—E dunque? disse Antonio per ravviare la narrazione interrotta.