—Quello che fosse non so, ma non pareva più in collera. «Va, mi disse, e di' a mio nipote che una risposta glie la farò forse tra poco. Bisogna ch'io ci pensi, ch'io veda, ch'io sappia…. Infine in un modo o nell'altro gli farò conoscere le mie decisioni.» Aprì egli stesso la porta ed io me ne venni via, ed ora le ho detto tutto dalla prima parola all'ultima.
—Grazie, Giacomo: disse Antonio il cui cuore s'era aperto di nuovo alla speranza: le novelle che mi porti sono migliori di quelle che mi avevi fatto temere dapprima. Evidentemente lo zio fu tocco dalla mia lettera; il suo affetto per me non è ancora spento del tutto, e il suo buon cuore non si può smentire. Vedrai, Rosina, che di quest'oggi medesimo il padrino si rifarà vivo per noi.
La moglie non aveva così liete speranze, ma non contestava ciò nulla meno che le apparenze non fossero più favorevoli che per l'addietro. Bisognava bene far festa a questo più benigno sorriso che regalava la sorte, e ne pagarono la spesa le due bottiglie, delle quali, per zelo specialmente di Giacomo, ben presto si vide il fondo.
Ma Giacomo era tutt'altro che avvezzo a simil baldoria, obbligato dalla parsimonia della madre ad un culto esagerato della virtù della temperanza. E ciò fu causa che quando egli, dopo essere rimasto nel quartiere del pittore poco meno d'un'ora, discese nella loggia sotto il portone era in preda ad una certa vivacità, ad un certo eccitamento cui non era calunniare soverchiamente il dirlo una mezza cotta.
La portinaia scandolezzata accusò con isdegnose imprecazioni Antonio di corrompere la savia morigeratezza di suo figlio; e per punire quest'ultimo d'aver ceduto alle seduzioni del tentatore lo tenne tutto il dì chiuso in casa, senza che si discorresse altrimenti per lui nè di pranzo nè di cena.
Vanardi aspettò tutto quel giorno alcuna novella del padrino: ma invano. Nulla giunse; in nessun modo il droghiere diede segno di vita. Il domattina Antonio stette in casa fino alle dieci, nella speranza sempre che da un momento all'altro qualche cosa apparisse. Verso le dieci fu picchiato all'uscio e il pittore corse con uno slancio ad aprire: era il signor Martino, giovane dello speziale, che porse ad Antonio per commissione del suo principale una bustina di lettera suggellata, che dal peso e dal suono si conosceva contenere monete.
—Se la volesse far grazia di scrivermene una ricevuta: disse Martino.
Antonio dissuggellò tosto tosto l'involtino e ci trovò dentro quattro righe di scritto sopra un foglio di carta e due napoleoni d'oro da venti lire. Nel bigliettino Agapito diceva che la somma acchiusa era maggiore di quel che il pittore potesse pretendere, e quindi non lo seccasse più.
—Che villano! esclamò Antonio, senza che la presenza del garzone potesse più frenarlo. E mi manda quaranta lire!… Il miserabile!… Appena se mi paga i colori.
Voleva rimandargli addietro il denaro; ma pure veniva tanto opportuno! Rosina che era presente, non avrebbe lasciato passare senza contrasto un simile dignitoso atto di risentimento; si acconciò a ritenerli e farne la ricevuta, colla quale il signor Martino se ne andò.