Pochi momenti dopo era un usciere di Giudicatura che veniva cercando il povero Vanardi, e gli rimetteva in mani proprie parecchi atti di citazione provocati dal venditore di carbone, dal pizzicagnolo, dal panattiere.

Antonio guardò quelle carte, sbalordito, come se fossero una sua condanna di morte. Poi si battè la fronte, prese una subita risoluzione, si calcò il cappellaccio in testa e con quel po' di denaro che aveva corse via per ammansare mercè alcuni acconti i suoi creditori. Un quarto d'ora dopo egli si trovava precisamente nella florida condizione in cui era il giorno innanzi, cioè senza un soldo in tasca.

E non era un quarto d'ora ch'egli era uscito di casa, quando bussavano alla porta del suo alloggio, e dietro invito di Rosina vi entravano il signor Marone ed uno sconosciuto.

XI.

La sera medesima del giorno in cui Vanardi aveva parlato a Selva, questi con sua moglie discese in casa il signor Biale, come usava due o tre volte la settimana, per farvi insieme la vegliata.

Il capitano e sua figlia Lisa stavano in un modesto ma pulito salotto, in cui la tappezzeria e le masserizie mostravano, se non la ricchezza, certo il buon gusto ed il buon governo.

Un allegro fuoco fiammava nel caminetto alla Franklin, e, sedutovi presso su d'una poltrona coperta di cuoio color tané, il signor Carlo, i piedi appoggiati al paracenere, la persona avviluppata in una vesta ovattata, leggeva attentamente un volume della Storia militare del Piemonte. Vicino a lui era un tavolino da una gamba sola con tre piedi e sopravi una lampada col coprilume di carta verdescuro all'infuori, che rifletteva la luce in un ristretto cerchio tutt'intorno, lasciando nella penombra il rimanente della stanza. Dall'altra parte di quel tavolino sedeva la moglie di Pannini; aveva il suo cuscinetto da lavoro sulle ginocchia e cuciva.

Giovanni Selva nel dipingere a Vanardi l'antico capitano, Carlo Biale, non aveva detto che la verità. È una figura che a prima vista vi ispira confidenza e v'impone rispetto; una di quelle figure oneste, aperte, gravi, le quali, solamente ad incontrarle, vi fanno provare una certa soddisfazione e, nel contemplarle, vi fanno inorgoglire d'essere della loro razza.

Lisa, sua figlia, ha diciott'anni. In punto a bellezza non uscirebbe dalla mediocrità, s'ella non possedesse nello sguardo, nel sorriso, nell'espressione delle sembianze, nell'aria del volto una quasi direi malìa, la quale a chi l'accosta, a chi specialmente le parla, fa ch'ella sembri la più bella, od anzi meglio, la più cara donna del mondo. È l'eccellenza della sua anima eletta che si manifesta di quella guisa e dolcemente comanda in una l'ammirazione e l'affetto. Tenuta a battesimo dalla marchesa di Campidoro, fu fino agli ultimi tempi carissima alla gentildonna, la quale il più spesso possibile, fin da quando Lisa era bambina, la voleva seco; ed ella nel domestico e frequente praticare in casa l'aristocratica famiglia, senza pur volerlo, senza pensarci, senza accorgersene menomamente, aveva attinto un'eleganza, una distinzione, una squisitezza di maniere che meravigliosamente bene s'accordavano colla sua nativa gentilezza, cortesia e bontà. Ella è di umor lieto ordinariamente, benigno sempre. Amorevole qual'è, si compiace nelle mostre di affetto, nelle tenere cure, nelle ufficiose attenzioni agli oggetti dell'amor suo: il padre ed il marito. Poichè ebbe sposato l'amato giovane, Lisa fu pienamente felice; visse in questa terra come in un paradiso; e la sua gioia cotanta, nei primi tempi da cosa nessuna turbata, lasciò manifestarsi nella rosea freschezza delle guancie, nel brillare degli occhi vivaci, nella schiettezza del perenne sorriso, nell'allegre canzoni, nella medesima alacrità posta ai quotidiani uffizi del domestico governo.

Però da alcun tempo quella sua tanta allegria era sminuita; la sera di cui dico, sulla fronte di lei e sul volto avreste detto essere disteso un velo che ne faceva meste le sembianze. Non era già un dolore, ma una melanconia; meglio ancora era una preoccupazione non esente da inquietudine. Un poco essa lavorava sbadata, a rilento, visibilmente col pensiero ad altre ben diverse cose, un poco pareva rientrare in sè s'affrettava, s'affrettava nel suo trar d'ago: tratto tratto i suoi occhi neri ed espressivi si levavano dal lavoro e si rivolgevano intenti, non senza una specie d'ansietà, verso l'uscio che menava alla vicina stanza coniugale, in cui s'udiva un passo d'uomo che di quando in quando si muoveva e un aprire e richiudere di cassetti e uno spostar di mobili.