Le quali parole non avevano rassicurata l'amorosa donna che a mezzo; e vedendo essa di tanto in tanto più tristamente pensosa e più annuvolata la faccia del marito, l'inquietudine di lei ripigliava più forte, quanto più si sforzava ad immaginare ed argomentare le ignote ragioni di quella tristezza.
Il capitano, da parte sua, s'era accorto di qualche cosa riguardo alla figliuola.
—Lisa: le disse un giorno, pigliandola per mano e fissandola ben bene in volto. Tu non ridi più come per lo innanzi; tu non canti più da mattina a sera come facevi. Che cosa è capitato?
La giovane s'era fatta del color delle fragole, come una colpevole colta in fallo.
—Io, babbo? rispose ella tutto impacciata: ti pare?… Ma no… Son sempre quella io… Non è capitato niente… Che cosa vuoi ci sia capitato?
E da quel momento stette in sull'avviso per non lasciar scorgere più nulla del suo turbamento al genitore.
Quella sera adunque in cui noi penetriamo nel salotto di codesta famiglia. Lisa e suo padre erano soli presso al fuoco nel salotto, e nella vicina stanza coniugale si udiva l'andare e venire d'un uomo che non poteva essere altri che Gustavo.
Ad un punto, il signor Carlo alzò gli occhi dal suo libro, volse la testa verso sua figlia e disse con accento pacato, ma in cui era pure una leggiera tinta d'impaziente ironia:
—Che? Tuo marito non ha ancora terminata la sua acconciatura? Cospetto di bacco! Sai che non c'è donna per quanto civetta essa sia che impieghi tanto tempo alla teletta?
Lisa non sapeva che cosa rispondere; ed ecco, per fortuna, a torla d'imbarazzo entrare nel salotto i due casigliani del piano di sopra, Giovanni Selva e sua moglie Adelina.