Lisa arrossì, come se fosse a lei diretto il rimbrotto, e timidamente disse:

—Gustavo deve andare ad una gran festa, e….

—Sì, sì: fu sollecito a soggiungere il capitano, pentito d'aver fatto pena alla figliuola. E' va ad un suntuoso ballo d'apparato che dà non so qual principe della finanza.

—Desidererei parlargli: disse Giovanni; ma del resto ciò di cui voglio pregarlo—perchè si tratta d'un favore che ho intenzione di domandargli—posso dirlo a loro, è la medesima cosa.

—Parli, parli pure: disse con gentilezza invitatrice, non per cerimonia, ma affatto sincera, il padre di Lisa.

In questa s'udì la voce di Gustavo dalla stanza vicina.

—Lisa, hai tu veduto i miei guanti?… Non li trovo più…. Ne avevo ancora parecchie paia…

—Li ho riposti io: rispose Lisa alzandosi in tutta fretta. Vado a darteli.

E corse sollecita dov'era il marito.

Gustavo in tutto lo splendore d'un'acconciatura di rispetto più che accurata, abbagliante per i bottoncini di diamanti allo sparato della camicia, pei bottoncini d'oro al panciotto nero, per la lunga e grossa catena d'oro dell'oriuolo, dalla quale pendeva una voluminosa ciocca di ciondoli, di ninnoli, di minuterie preziose, stava innanzi allo specchio ammirando il nodo elegante della sua bianca cravatta e le volute graziose alle tempia della sua zazzera arricciata dal ferro sapiente d'un parrucchiere alla moda.