Maurilio volse la sua faccia intelligente, in cui era una lieve espressione d'ironia, verso Giovanni Selva, e gli disse:

— Queste sono belle frasi, da poeta, qual tu sei, ma non tolgono che Antonio abbia ragione. Le frasi rettoriche hanno inebriata molte volte la gioventù ed anche le masse popolari; ma non hanno mai salvato una rivoluzione. Non chiudiamo gli occhi ai pericoli dissimulandoci le difficoltà, secondo me, quasi insormontabili dell'impresa. I governi che ci opprimono sono più forti di quanto il nostro desiderio vorrebbe persuaderci e le nostre declamazioni tentano provare. Sono forti in primo luogo, perchè sono; ed ogni ordinamento che esiste, si afforza per le migliaia di interessi cui soddisfa, che sono come altrettante radici che getta ad abbarbicarsi nella massa sociale. Sono forti perchè effettuano un'idea che sta profonda e potente — sia merito o demerito — nel volgo: l'idea monarchica. Sono forti, perchè, come dicesti tu Giovanni, stanno a rincalzo dietro di loro le baionette straniere, che non sono mica da aversi in non cale. Contro tutte queste forze noi non ne abbiamo altra che quella d'un'idea, la quale certo è potentissima, ma sull'anima soltanto di coloro che possono comprenderla. Ora il popolo italiano è egli maturo per ciò? E badate che a portar giudizio su codesta quistione non dovete soltanto gettare il vostro sguardo su voi e sui pari vostri, ma li dovete abbassare nei ranghi inferiori, dove una massa di gente ancora affatto cieca di mente costituisce la maggioranza, lavora e non pensa. Questa maggioranza sia inerte, peggio ci sia avversa, e noi patrioti a fronte dei governi saremo mille volte più deboli. Queste cose ve le dissi fino da principio e le ripetei a Vanardi, perchè badasse ai casi suoi. Io, tu Romualdo e tu Giovanni siamo soli, e non portiamo con noi la sorte di altre esistenze; libero a noi, anzi doveroso l'avventurarsi in questi tentativi che hanno pure un merito ed un benefizio: quello di mantener viva l'idea e di legare traverso le età per una tradizione di sacrifizi la catena dei cultori d'un santo principio che un dì, certo, avrà pur da trionfare; e poi è opportuno, è buono che in una società si trovino alcuni generosi che si consacrino alla follia dell'eroismo. Ciò serve di sale a difendere alcun poco il corpo d'una nazione caduta dalla corruzione che l'invade. Amo ed ammiro Mario Tiburzio, perchè è il tipo di codesti generosi; e lo seguo senza riluttanza ancorchè non fiducioso dei suoi mezzi. Il patibolo con lui, mi parrebbe davvero l'aureola del martirio. Ma Antonio non può regalarsi questa gloria, senza offendere altri suoi doveri. La famiglia per lui deve stare innanzi alla patria; e non deve posporre il bene certo di quella ad un bene incertissimo di questa. Tu, Antonio, non hai miglior partito da prendere che abbandonarci in questa via scabrosa, che probabilmente trae soltanto al precipizio, e ritrarti sotto la tenda della tua felicità domestica.

Vanardi si fece rosso in volto come una ciliegia.

— Tu mi consigli una viltà: proruppe egli con impeto; ed io non sono capace di commetterne. Ho dato il nome e tutto me stesso con voi all'impresa, e non me ne toglierò per Dio! qualunque cosa abbia ad avvenire, che colla vostra sconfitta o colla vostra vittoria.

Maurilio tornò a volgersi verso il fuoco ed affondò di nuovo lo sguardo nelle fiamme.

— Non esageriamo in nulla: disse con molta serietà Romualdo. La cosa non è sicuramente da pigliarsi a gabbo; ma non è poi così disperata che non ci resti altro davanti dalla probabilità in fuori d'un inutile sacrificio. Le condizioni d'Italia voi le sapete al pari di me, e le relazioni che abbiamo, specialmente pei carteggi di Tiburzio, la dipingono davvero nello stato d'una mina in cui già sono rammentate le polveri, e per cui basta una sola scintilla a far succedere lo scoppio. La scintilla sarà il primo moto popolare che avvenga, sia egli qui in Piemonte, sia in Lombardia, sia nelle Romagne, sia pur anche a Napoli. Gli elementi da ciò sono dappertutto. Quando sieno tutte a dovere ordinate le fila, quando accuratamente organata la impresa, un cenno e basta.

Maurilio, senza abbandonare la sua positura, scosse la testa, cui tornava a sorreggere colle sue mani e disse a mezza voce:

— Sì, se fosse possibile far muovere i popoli come le compagnie d'un reggimento al comando del colonnello nella manovra di piazza d'Armi. Ma i popoli sono guidati da altre norme e da ben altre leggi, e trama di congiure, per quanto astutamente combinata, non varrà mai a ridurli a questa certezza d'esecuzione, su cui i cospiratori fanno i loro calcoli.

Giovanni Selva interruppe con vivace uscita, che molto aveva dello sdegno:

— Ma tu sei il demone del dubbio.