«Era uno di quei venditori di latte che vengono il mattino per tempissimo a recare questa derrata ai fondachi di rivendita nella città. Correndo col suo carro, su cui saltavan le bigoncie, al trotto del suo cavallo, passò nella strada dov'io era, e il cavallo nell'istante di schiacciare quel corpicino colla sua zampa ferrata, atterrito forse dal vedersi innanzi ad un tratto quell'involto biancolastro, fece uno scarto che diede un fiero sobbalzo all'uomo seduto sul carro.
«— Che cos'è codesto? Disse Menico il quale travide in quello scuriccio nebbioso qualche cosa per terra. E venuto giù, si chinò e prese tra mano quel viluppo.
«Visto che gli era un bambino mezzo intirizzito che non aveva nemmen più la forza di piangere, rimase lì un istante perplesso, non sapendo a qual partito appigliarsi. Poi, siccome in fondo quell'uomo non era cattivo, e quando non era ebbro aveva a sufficienza cuore e ragionevolezza, gli parve troppa crudeltà il lasciar lì quella creaturina e tirar dritto per la sua strada. Risalì sul suo carro tenendosi fra le braccia il bambino, e lasciò che il cavallo riprendesse l'andare, mentre egli si diceva: — Il diavolo mi porti se so che cosa fare di questo marmocchio.
«Siccome il bimbo pareva lì lì per basire senz'altro, Menico intanto cominciò per porre sulle labbra di esso una bottiglietta che aveva allato di latte munto di fresco al momento prima di partirsi di casa e ancora caldo. Glie ne fece colare in bocca a poco a poco alcune goccie, cui il bambino affamato assorbì avidamente e che di subito alquanto lo ristaurarono.
«Menico si recò qua e colà a fare gli affari suoi, e sempre teneva sul carro quel bambino cui aveva adagiato sovra un po' di fieno che ci aveva per ventura, e sul quale, per tenerlo caldo, aveva gettato la pesante coperta di lana del cavallo.
«Ad ognuno dei lattivendoli con cui parlava, Menico diceva il caso intravvenutogli e domandava se di quel piccino se ne volessero incaricare. Ognuno lo motteggiava e crollando le spalle lo mandava con Dio.
«— Ma che cosa ho io da fare di questo coso? seguitava a chiedere a sè stesso Menico sempre più imbarazzato.
«— Menatelo alla Maternità: gli disse qualcuno di coloro a cui egli recava la provvista del latte.
«— Dovreste recarlo al palazzo di città: diceva un altro: ma a quest'ora è troppo presto e troverete tutto chiuso.
«— Mettetelo sulla porta d'una chiesa: gli consigliò per ultimo un cotale. Lì sarà sotto la protezione di Dio, e potete esser tranquillo che capiterà bene.