«Insomma seppe parlare tanto bene che Menico, il quale pure non era di cuor tenero, si lasciò convincere essere suo dovere ed anzi suo vantaggio il tenere presso di sè quel rinvenuto bambino.
«— Quanto a me son già bello e persuaso: finì egli per dire al buon sacerdote; ma gli è mia moglie che sarà un affar serio a fargliela entrare. Lei sa che razza di animale essa è.....
«— Vostra moglie, spero che si lascierà muovere ancor essa dalla voce della pietà che è quella di Dio. Se non glie la fa sentire il suo cuore, proverò fargliela suonare io all'orecchio; e la Provvidenza mi dia la grazia, come spero, di convincerla. E se poi ella non vorrà a niun conto, ebbene allora sarò io che prenderò meco il bambino.
«— Oh! se la si assume lei, sig. Prevosto, di parlare a mia moglie, disse Menico il quale non osava rifiutare, ma in realtà avrebbe voluto farlo, allora acconsento di venire innanzi a quella benedetta donna con questo bel regalo.
«— Dunque andiamo: conchiuse Don Venanzio; e fate correre più che possa, senza soffrirne, il vostro cavallo, perchè questa povera creaturina prenda il men di freddo possibile.
«Salirono sul carro, e il buon sacerdote tolse me in grembo e mi tenne caldo, chiuso nel suo ferraiolo. Menico frustò il cavallo e lo cacciò al trotto serrato. Un'ora dopo, che tanto ci voleva di tempo a fare il cammino alla corsa del cavallo, giungevasi al villaggio di X., e il carro s'arrestava innanzi ad una porta ad arco in un muro di cinta, la quale metteva in uno sporco cortiletto entro cui la casupola abitata da Menico e dalla moglie.
«Il parroco discese ed entrò egli prima nel cortile, poi nella stanza a pian terreno che serviva alla coppia di cucina, di tinello, di camera da letto, di tutto. Io non seppi mai bene quel che avvenisse e si dicesse fra quelle tre persone. Ebbi ad apprendere di poi, perchè la Giovanna medesima, la moglie di Menico, me lo gettò migliaia di volte in sulla faccia, ch'ella aveva ricisamente e per assai tempo rifiutato il nuovo carico e resistito a tutte le belle parole e ragioni che le veniva dicendo il buon curato: e se cedette finalmente, fu certo per la promessa di qualche soccorso e di qualche vantaggio, che, quantunque la non ne avesse bisogno, Don Venanzio ebbe fatta a quella donna taccagna ed avida di denaro.
«Ah! non avesse ella ceduto! La mia infanzia sarebbe certo stata più lieta, e forse migliore e più felice tutta la mia esistenza.
«Don Venanzio mi lasciò nelle mani loro con mille raccomandazioni a mio riguardo, e promettendo che avrebbe sempre vegliato su di me; come di fatti non mancò di fare; ma che poteva egli mai?
«Un giorno, quando già grandicello, un giorno in cui avevo sofferto più che l'usato — e quanto soffrii sempre, te lo dirò — osai movere rimprovero a Don Venanzio di avermi fatto entrare in quella famiglia, la quale al mio bisogno d'affetto non doveva corrispondere che coll'odio, col disprezzo, coi più crudeli trattamenti.