«Ma le disperate parole del morente mi suonavano nel capo come una fiera minaccia, come la pronunzia d'una tremenda condanna:
«Oh esser povero!... Oh morire all'ospedale!...
«A seconda che il giorno cresceva, crescevano pure nel mio vicino l'agitazione e il rantolar del respiro. I suoi occhi irrequieti non facevano che guardar fiso verso quella parte per cui s'inoltrava chi venisse dal di fuori; stanco li chiudeva di quando in quando, ma al primo rumor d'alcuno che si movesse li apriva sollecito con immensa ansietà di desiderio a mirar chi venisse, e poichè mai non erano quelli che con tanto spasimo stava aspettando, mandava un più desolato sospiro e tornava ad abbassar le palpebre con rassegnata disperazione.
«Quando la monaca di servizio gli si accostò per vedere s'egli alcuna cosa desiderasse, l'infelice con quel po' di voce che glie ne rimaneva onde appena nell'affanno del rantolo poteva formar le parole, domandolle che ora fosse, e poichè la suora gli ebbe risposto che appena le otto, egli non disse più verbo, non aprì gli occhi, ma quel sospiro desolato gli uscì ancora più doloroso dal petto, e giù dalle guancie gli calarono silenziosamente quelle lagrime che il giorno innanzi io gli aveva già visto brillar nella pupilla. Il disgraziato aveva perduto ogni speranza di vedere ancora i suoi.
«Poco stante venne la visita medica del mattino. Gli stessi individui, lo stesso modo di procedere. Mancava però Gian-Luigi, pel quale quella era forse ora troppo mattutina.
«Quando furono al letto del mio vicino di destra, il dottore non istette nè a interrogare, nè a toccar polso nè altro. Il giacente aveva gli occhi chiusi ed ansimava penosamente.
«— Siamo alla fine: disse il medico senza riguardo di sorta; e parlando poscia alla monaca: chiamate pure il prete, soggiunse, che questo buon uomo è già entrato in agonia.
«Il corpo del moribondo si scosse in un lieve sussulto, e gli occhi gli si spalancarono vitrei, quasi opachi, ma pieni di spavento; guardò di qua e di là esterrefatto, agitò le labbra, ma nessuna voce ne uscì, e mentre i medici si allontanavano, un singhiozzo d'infinito dolore fisico e morale prorompeva da quel petto affranto, già oppresso dall'affanno della morte.
«La visita medica era finita in tutto il camerone, quando sopraggiunse il prete fatto venir dalla monaca per confortare gli ultimi momenti del moribondo. Io guardava con una curiosità mista d'ansia, di pena e di terrore. Il prete s'accostò freddamente al letto del moribondo, come uomo avvezzo a questa sorta di cose, nel quale perciò la sensibilità rimane smussata. La faccia grossa e volgare diceva inoltre che in lui quella sensibilità non doveva mai essere stata nè molta, nè viva; aveva un libro sotto il braccio ed una stola in mano; camminava adagio volgendo gli occhi di qua e di là, ed annasando lentamente una presa di tabacco. Giunto presso il letto, guardò il giacente che teneva gli occhi chiusi e rantolava in modo sempre più penoso, e domandò alla monaca:
«— È egli ancora in cognizione?