«— Eccolo qua.
«Il prete lo prese e lo pose sul petto del moribondo, poi ripigliò colla voce dolcereccia, nasale che ho detto poc'anzi:
«— Gli è qui che vi assiste il vostro Salvatore; mettete nelle sue mani l'anima vostra, e con profondo atto di contrizione domandategli perdono di tutti i vostri peccati.... Voi state per comparirgli dinanzi....
«Il moribondo fece un sussulto e il suo rantolo cessò.
«— È passato: disse la monaca.
«— Non ancora: rispose il sacerdote; ma siamo proprio agli estremi.
«Prese colle due mani la stola, ne baciò con atto puramente meccanico — atto di abitudine — la croce che si trova a metà di essa e passandosela sopra la testa se la pose in ispalla; poi aprì il libro che aveva recato seco e si mise a borbottare le preghiere pei moribondi.
«La monaca s'inginocchiò a piè del letto e veniva rispondendo amen di tanto in tanto e finalmente quelle stupende parole della liturgia: et lux perpetua luceat ei!
«Quando ebbe finito, il prete chiuse il libro, si levò la stola, che ripiegò intorno al volume e mise così avvolta sulla sponda del letto. Il giacente era immobile affatto; gli occhi gli si erano aperti, ma le pupille erano appannate, fisse, senza sguardo; la bocca erasi contratta e le labbra aperte ed immote pendevano da un lato.
«— Datemi un cerino, suora Genoveffa: disse il prete.