«La monaca trasse di tasca un cerino aggomitolato e lo diede al prete, il quale levatosi di tasca un fiammifero lo sfregò per terra e con esso infuocatosi accese il cerino. La fiammella fu posta innanzi alle labbra ed al naso del giacente, e non si ebbe la menoma oscillazione che potesse indicare il più lieve alito di fiato.
«Era proprio spirato.
«Il prete spense il cerino e lo restituì alla monaca; questa abbassò le palpebre sugli occhi del morto, e tutti due si apprestavano a partire, quand'ecco precipitarsi nel camerone e correre verso il letto dell'infelice estintosi allor allora, una donna che poteva dirsi il ritratto della miseria, trascinandosi dietro quattro bambini di varia grandezza, ma di cui il maggiore non passava certo i dieci anni.
«— Il mi' uomo! Gridò essa disperatamente.
«— È spirato adesso adesso: disse freddamente il prete.
«La donna si fermò su due piedi e mandò un'esclamazione così dolorosa che me ne vennero le lagrime agli occhi ad udirla; poi si contorse le braccia con parossismo quasi furibondo di dolore, e levando al soffitto gli occhi convulsi, pronunciò fra i più penosi singhiozzi:
«— Dio! Dio mio!
«La monaca più pietosa le venne allato e mettendole dolcemente una mano sul braccio:
«— Coraggio e calma, le disse.
«Ma la sventurata, rigettandola quasi con ira: