«— Calma! calma? Il mio pover'uomo, il mio pover'uomo, il mio unico sostegno.... la morte me lo ha tolto.... Ah! Dio non è giusto.

«— Oh! oh! Esclamò con tono di rimprovero il prete: guardatevi bene dal bestemmiare, buona donna. Bisogna curvare il capo rassegnati innanzi a Quel di lassù, e quando ci manda una prova, benedirne la mano che ci percuote. Dunque non c'è nulla da farci e bisogna aver pazienza.

«Così dicendo, il prete fece ad allontanare la povera donna dal letto del morto; ma essa, rigettandolo con più forza ancora e con più furore di quello che non avesse fatto alla monaca, si pose a gridare:

«— Mi lasci passare, voglio vederlo il mi' uomo.... voglio vederlo per Dio!... Nessuno mi potrà impedire di abbracciarlo l'ultima volta.

«E con abbandono disperato si gettò sopra il cadavere ancora caldo di suo marito.

«— Oh perchè non ti ho potuto tener meco, mio pover'uomo? Diceva essa in mezzo ai più strazianti singhiozzi: perchè ti hanno voluto trasportar qui lontano da tutti i tuoi, qui dove ti hanno ammazzato?... Sì ti hanno ammazzato coi loro salassi, colle loro droghe.... noi povera gente sì che glie ne importa a loro che crepiamo.... tanti di meno a mangiar pane.... io t'avrei guarito, io che avevo da conservarti ai miei figli.... Ed ora che ne sarà di questi tuoi miserelli di figliuoli?.... Chi ne darà loro da mangiare?.... O almeno saresti morto in mezzo a noi, circondato da noi... e non qui, solo, senza uno de' tuoi allato...

«La sua voce suonava forte e straziante pel camerone: i bambini, che non capivano molto, ma che vedevano la loro madre così disperatamente desolata, si aggrappavano alle di lei vesti, la tiravano e strillavano piangendo; era pei malati una troppo dolorosa commozione; gl'inservienti e le monache accorsero in frotta al rumore. Presero in mezzo la donna e i bambini, li ragionarono, li rampognarono, li confortarono, e tanto fecero che la donna, diventata taciturna con grosse lagrime che le colavano giù dalle guancie, si rassegnò a lasciarsi condur via. Ma quando ebbe fatto appena pochi passi allontanandosi dal letto, tutta di colpo si riscosse; si sciolse dalle monache ond'era attorniata, e sclamando: — Ah! ch'io lo veda ancora una volta, tornò precipitarsi sul morto corpo del marito il cui volto coprì di nuovo dei baci suoi. Quindi se ne tolse da se stessa in apparenza più calma; si premette le mani nere ed incallite sugli occhi e pronunziò con tale accento di dolore che io non potrò obliare giammai, queste parole:

«— Non lo vedrò più.... più mai!... Oh almeno l'avessi visto a morire!

«E coi suoi figli aggruppati intorno si allontanò quindi mesta, curva, barcollante, come spinta ed oppressa insieme dalla mano della sventura.

«Povera donna! Io era voltato col viso dalla parte del morto e avevo innanzi gli occhi la faccia di quel cadavere. Non potevo staccarne lo sguardo quantunque mi facesse una pena quasi paurosa a mirarlo. La morte aveva passato su quei lineamenti contratti dal dolore pur dianzi, la sua mano appianatrice: una gran calma sembrava spirare da quel volto ingiallito, ma insieme una gran mestizia eziandio, una mestizia però rassegnata e mite. Il misero aveva cessato di soffrire, ma quanta angoscia non doveva essere stata la sua quando l'occhio smarrito, sbarratosi negli ultimi fremiti dell'agonia, cercava invano intorno a sè le care sembianze dei suoi! Ma qual dolore per l'infelice donna superstite, che non aveva potuto consolarne gli estremi momenti, che non aveva potuto far impartire l'ultima benedizione a' suoi figli così presto orfani di padre!