«Diffatti non passò molto tempo che io dai lavori che venivo facendo e dai colloquii che udivo di coloro che venivano nel suo studio, avevo dovuto esser chiaro di tutta la scelleraggine che quell'uomo nascondeva sotto la sua schifosa ipocrisia. Ciò che peggio mi sdegnava era lo spietato rigore ch'egli, padrone di casa, usava verso i poveretti che avevano tolto da lui in affitto e non potevano pagare la pigione. Mentre ostentava di far parte di non so quante congregazioni di carità, egli toglieva a povere famiglie le ultime loro masserizie, mettendole sul lastrico, affine di esser pagato di ogni aver suo; e tutto ciò sempre invocando al suo solito Dio, la Madonna e tutti i Santi del calendario.
«Quelli poi che ricorrevano a lui per imprestito di denaro non potevano trovare altrove un peggiore usuraio. Fra questi vidi anche venire Gian-Luigi, e fu l'unica volta che lo vedessi dappoi che egli mi aveva allogato in quella casa. Nariccia trovavasi assente in quel momento, ma per tornare fra poco, e Gian-Luigi volle aspettarlo, stando meco in istudio a discorrere.
«Mi disse: che la somma avuta come legato del suo protettore era tutta consumata; che, avendo impreso a vivere con una certa eleganza non poteva nè voleva smetter più; che la professione della medicina avrebbe ancora tardato troppo assai a rendergli qualche cosa e i guadagni di essa non sarebbero pure stati mai tali da bastargli all'uopo; ch'egli perciò aveva rinunciato al proposito di farsi medico non sentendosi acconcio per istentar la vita ad arrampicar sulle soffitte a visitare degl'infelici che crepano di miseria, come deve fare ogni medico principiante, oppure per andarsi a seppellire in qualche paesucolo remoto, felice di avere uno scarso tozzo di pane in quello che si suol chiamare una condotta, non potendo aspirare a un po' di agiatezza e un po' di fama, anche avendo e mostrando molto talento, se non quando i capelli fossero brizzolati e la bella età tutta trascorsa. Egli aveva però, soggiunse, trovato il modo di pure strappare a questa nefasta matrigna che è per noi la società, i mezzi onde soddisfare ai suoi desiderii imperiosi. Il mondo era secondo lui un paese nemico da conquistare, e vi occorrevano forza, ingegno e tenacità di propositi. Egli possedeva tutto questo, e avrei dovuto vedere come sarebbe riuscito. Ma frattanto, durante il tempo della lotta, egli veniva a cercare munizioni di guerra anche all'usura di messer Nariccia e di altri suoi pari.
«Poichè il mio padrone tardava, discorremmo a lungo su tali argomenti: Gian-Luigi trascurava un poco le ragioni e le necessità d'ordine morale; nel suo materialismo scettico ed egoistico, egli veniva abituandosi a non discernere altro più che il suo vantaggio, inteso a modo suo. Dimenticava, anzi non curava appositamente, e quasi direi disdegnava tutti gli argomenti d'una filosofia superiore al sensismo epicureo, che in ogni fatta di quistioni pone per base e per norma il solo soddisfacimento dell'individuo. In me i libri avevano istillato qualche insegnamento superiore; gli amorosi ammonimenti della religione di Don Venanzio avevano lasciato tuttavia un tipo più elevato, un ideale più sublime della vita e del compito dell'uomo anche nell'ordine sociale come nel morale e nell'intellettivo. Abbracciavo col pensiero vedute e concetti più generali, e il motto del nostro destino mi pareva più grandioso che non quello cui affermava la smania di godimenti personali onde era travagliato Gian-Luigi.
«Fu quella la prima volta che io, contro il fascino seducente della persona e della parola ornata ed attraente del mio compagno d'infanzia, ebbi la fermezza di proclamare i miei diversi principii. Gian-Luigi se ne stupì. Volle ribattere, e il calore della disputa unita colla convinzione dovette darmi alcuna maggiore efficacia di discorso, di quella ond'egli mi credesse capace, perchè tutto attonito esclamò ad un punto:
«— Dove hai tu appreso cotante cose? Onde il tuo ingegno ha egli attinto tanta forza e tanto sviluppo? Se queste tue qualità tu impiegassi al conseguimento d'uno scopo preciso e definito, alla croce di Dio, che tu riusciresti senza fallo nell'intento.
«Nariccia sopraggiunse, ed entrato con Gian-Luigi dietro il cancello, discorsero abbastanza lungamente a voce bassa, senza ch'io potessi capire pure una parola, ma in tal modo che sembrommi l'usuraio opporre molte difficoltà alle domande del giovane, e finire per arrendersi poi sotto condizioni che udii Gian-Luigi in un momento in cui alzò la voce, chiamare enormi.
«Partendo, il mio compagno d'infanzia mi disse che sarebbe tornato a vedermi e che avremmo ripreso il nostro discorso, ma non lo vidi più in quella casa per quel poco tempo durante cui ancora ci rimasi.
«Chi ci veniva sovente era quel gesuita che Nariccia diceva suo confessore, padre Bonaventura....
— Quello è uno scellerato di frate, interruppe Giovanni Selva. In quante famiglie egli ha cacciato la dissensione e seminato l'odio! La mia è una di quelle. Quante eredità ha captate! Quante intelligenze ha castrate per farne ciechi stromenti alle voglie ed alle ambizioni del suo ordine! Un povero giovane che caschi in quelle mani, ne viene impastato, maneggiato, plasmato al modello di quel menno San Luigi che i gesuiti han creato per ideale della gioventù educata da loro. Ho visto ciò che hanno fatto di mio fratello. Un automa a cui essi tirano i fili. Non ci hanno lasciato nemmanco più il posto per un po' di cuore.