— Perchè guastarla?

— Tu mi decidi... Veramente avrei quasi preferito il marchesino, perchè ne avrei ottenuto una maggiore importanza del fatto. Dopo uno scontro avvenuto il più cavallerescamente possibile, in cui avrei dimostrato chiaro come quel lampadario che ho risparmiata la vita di quel nobile discendente di sì illustre stirpe; dopo uno scontro simile il marchesino sarebbe diventato mio amico e la sua famiglia mia protettrice obbligata; ma bah! anche San Luca appartiene a quell'aristocrazia che sta tutta unita come una congrega od una consorteria, e nella famiglia Baldissero d'altronde troverò altro modo meno tragico di introdurmi in buona vista. Per non guastarti un giuocattolo a cui ci tieni, mi appiglierò a quella testa vuota di San Luca.

— Vuoi fargli molto male? Domandò la donna coll'indifferenza con cui avrebbe domandato: piove o fa bel tempo?

— Anzi poco: rispose Gian-Luigi giocherellando col suo cannocchiale. Ecco il programma. Una ferita ad un braccio, due giorni di febbre, quindici di malattia; un déjeuner da Trombetta ed amiconi per la vita.

— Sai tu perchè ho voluto venire a teatro questa sera? Disse Zoe ad un tratto, come saltando in altro discorso.

— Veramente tu non sei di quelle che non abbiano un fine riposto in tutte le azioni loro, anche le più indifferenti. Se mi ci mettessi ad osservare e studiare, forse potrei giungere a scoprire da me questa ragione: ma per ora non ho tempo ed ho altro onde occuparmi. Se vuoi ch'io sappia questa ragione, dimmela; e se non vuoi, avanzati la pena di dirmi una bugia.

— Sono venuta per vedere la tua contessa.

— Ah!

— Non l'avevo ancora vista che di sfuggita in campagna, e ci tengo a conoscere com'è fatta una donna onesta che cammina sulle nostre traccie e ci ruba gli amanti. È una bellissima figura. Tu devi farle piangere lagrime molto amare. Mi desterebbe compassione se non mi muovesse dispetto. Ah! quante stupide pur troppo ci sono che guastano il mestiere di donna!... Se non isbaglio, San Luca le faceva la corte.

— Glie la fa ancora.