Ma l'ubbriaco gli si voltava con brutto viso e dandogli una manata nel petto lo respingeva ruvidamente da sè, dicendo in mezzo alle più orride bestemmie:
— Lasciami stare, oste dell'inferno, e va a cacciar il naso nelle porcherie delle tue cazzeruole.
— Uhm! Esclamava Pelone assalito dalla tosse, cadendo seduto sopra una panca. La va a finir male.
Marcaccio tese una mano per prendere lo sconosciuto al bavero del vestito. Il giovane a quell'atto, parve ritrovare un po' d'energia: saltò in piedi di scatto, e schivando la branca dell'ubbriaco, gridò:
— Lasciatemi Che prepotenza è questa? Che vi ho fatto in fin dei conti?
— Che mi hai fatto? Gridò Marcaccio. Mi hai fatto che sei un codardo di spia e che le spie non le voglio tollerare, giuraddio!
Un susurro minaccioso corse per tutta la bettola.
— Una spia! Una spia! Dàlli, dàlli.
Lo sconosciuto ebbe un impeto d'indignazione che gli diede coraggio. Un vivo rossore gli salì alla faccia, la sua fisionomia prese di colpo una espressione di risolutezza e di forza, il suo sguardo folgorò, le vene della nobile fronte diventarono turgide, la persona gli si drizzò con un aspetto di imponente fermezza che non avreste mai più creduto possibile in lui.
— Alla croce di Dio! Gridò egli con voce vibrante. Io una spia! Oh! Non ripetete questa infame parola, sciagurato, o vi pianto questo coltello nel cuore.