E tu pensi alle necessità fatali di questa civiltà che mostra di aver testa soltanto e non cuore, o se cuore, non a sufficienza la mente da provvedere a questi danni; e il mistero del problema sociale t'afferra, e ad un tratto ti travolge dall'intelletto all'anima un mondo tumultuoso di pensieri e d'affetti avversi e pugnaci, mettendo in lotta gl'istinti e la ragione, il senno e la pietà, il possibile e il desiderio.

E così appunto, quella sera, per una di codeste strade, se ne stava dell'animo, camminando, un uomo, il cappello a larga falda tirato sugli occhi, il viso mezzo nascosto nelle pieghe d'un mantello anzi logoro che no, il quale non lasciava scorgere che il pallore delle guancie e la fiamma d'uno sguardo acceso, di persona nè alto nè basso, l'andare nè spedito nè impedito, curvo il petto, e il passo di chi va senza scopo che lo chiami o cosa che gli prema.

Invano già alle cantonate più d'un'Aspasia da dozzina gli aveva ammiccato col sorriso contratto; invano un cencioso, trascinandosi colle gruccie gli era venuto dietro neniando a domandare il quattrino per l'amor di Dio, al ripago de' suoi pater ed ave; invano una vecchia sbilenca, aggrinzita, sdentata e sciatta e sporca gli aveva susurrato infami parole all'orecchio; invano era passato innanzi ad una bettolaccia sconcia, convegno d'ogni peggio bordaglia, immondezzaio morale, da, cui veniva in istrada un tramestio di cose e di gente, un acciottolio di rozze stoviglie, un baccano di turpi canzoni sbraitate e di più turpi parole, e proverbiarsi, e minaccie, e bestemmiari da gole roche a voci squarrate; a nulla ei pareva badare, nulla sturbarlo dai suoi pensieri.

Sul passo d'una porticina scura, sopra la motriglia sozza ed attaccaticcia che a piastre copriva la pietra dello scalino, a metà seduto, a metà sdraiato, il capo contro uno degli stipiti umidicci, le mani nascoste nelle tasche de' calzoni a brandelli, tremante e battendo i denti pel freddo, pel bisogno, per la debolezza, piagnucolava un bambino.

Quell'uomo gli passò innanzi, come aveva oltrepassato tutti quegli altri oggetti, persone e cose, in cui si era abbattuto; ma quando fu in là due passi, quel piagnucolio giunse a ferirgliene le orecchie; ristette, si volse, vide un fanciullo, gli fu accosto sollecito.

Il poverino sentì che gli stava appresso qualcuno: cessò dall'infrignare; alzò gli occhi e la testa, trasse di tasca una manuccia livida come le sue guancie, colla quale teneva duo mazzi di fiammiferi, e colla vocina esile e rotta dal batter dei denti, disse in tono di preghiera e di pianto:

Brichett! buoni brichett! due mazzi al soldo.... Oh! ne pigli, signore.

L'uomo non rispose al fanciullo, ma gli stette sopra a guardarlo con occhio fiso, intenerito, compassionoso, amorevole.

Era un marmocchio da sette ad otto anni, sudicio, cencioso, brutto come la miseria.

— Povero bimbo! Disse quell'uomo a mezza voce parlando a sè stesso. Povero bimbo!