— Parla, parla. Spero che non sia accaduto nulla di disaggradevole nè a te, nè ai nostri amici; ma ad ogni modo, qualunque cosa sia, dimmela, e tutto ciò ch'io dovrò fare, sta certo che lo farò.

Maurilio teneva gli occhi bassi ed esitava a parlare. Una nuova menzogna, e detta a quel buono e leale amico, troppo ripugnava alla sua anima franca; e dire la verità si vergognava più che non si può esprimere.

Francesco interpretò quell'esitazione nel peggior senso.

— Dio! Esclamò egli tutto sgomentato. Tu mi spaventi. È dunque alcuna cosa di grave?

Abbassò la voce ed accostò ancora le labbra all'orecchio dell'amico.

— Forse, soggiunse con una voce che non era più che un soffio leggiero, forse siamo scoperti?....

Maurilio sollevò in volto a Benda il suo sguardo espressivo.

— No: rispose. Ciò che qui mi trasse, non è nulla che possa inquietare nessuno. Ebbi immenso bisogno di penetrar sin qui, ho immenso bisogno di fermarmici un istante..... Ho pensato ricorrere alla protezione del tuo nome.

Benda stupito stava per fare alcuna interrogazione, quando un movimento generale interruppe il colloquio dei due amici.

Un domestico passò correndo e gettò queste parole: — È qui la Corte. Sotto l'atrio suonò con voce vibrata il cenno del guardiavoi dato dal comandante delle Guardie del Palazzo: le Guardie del Corpo nel vestibolo e su per lo scalone si misero nella postura del soldato in rango e portarono a bracc'-arm le loro lucenti carabine: la Commissione dei soci incaricata del ricevimento scese la branca ultima dalla scala e s'avviò verso l'atrio.