— Ma no; è meglio si abbia qualche altro pretesto. Voi correte subito a perquisire la casa Benda con quanti uomini crediate aver bisogno. Mandate il Rosso con altrettanti in via ***, n. 7, a fare il medesimo da quel pittore, e si arrestino quel Maurilio Nulla e quel Medoro Bigonci. Gli altri vedremo poi. Andate. Dite che s'introduca l'arrestato.

Barnaba sparì.

Tosto dopo entrò Francesco e dietro di lui due carabinieri; questi si fermarono presso l'uscio; il giovane s'inoltrò nella stanza fino presso alla tavola. Era un po' pallido ancora, ma il suo aspetto non dinotava la menoma trepidazione. Il Commissario seguitava a passeggiare su e giù dall'altra parte della tavola guardando di sottecchi Francesco e brontolando inintelligibili parole fra i denti. Ad un tratto Tofi si piantò innanzi al giovane in atto minaccioso ed affondando le sue manaccie nelle tasche, disse con tono imperioso e villano:

— Dove si crede di essere Lei?

Benda esitò un momentino a rispondere, poi con una calma dignitosa disse fissando il suo limpido sguardo sulla faccia terrea e cupa del sig. Tofi:

— Il luogo, la compagnia che ho qui meco, il suo aspetto, il tono con cui Ella mi parla, mi dicono abbastanza che io sono in presenza del Commissario di Polizia.

— Ah sì? Riprese questi ingrossando vieppiù la voce ed aggrottando vieppiù le sopracciglia. E innanzi al Commissario Lei pensa di potersi rimanere col suo bravo cappello in testa, eh?

Francesco seguitò a guardare la faccia cupa del signor Commissario nello stesso modo franco e sicuro.

— Ella, rispose, sta bene col cappello in capo innanzi a me.

L'audacia della risposta fece sussultare l'impiegato subalterno alla sua scrivania, fece guardarsi in volto i due carabinieri come per interrogarsi mutuamente che cosa avessero da fare in presenza di tanta temerità. Tofi mandò un'esclamazione fra i denti che pareva un grugnito.