— In Sardegna! Esclamò Francesco, il quale non potè nascondere il suo sgomento. Egli pensò alla sua famiglia, al dolore che i suoi cari avrebbero provato, all'oggetto dell'amor suo che forse non avrebbe potuto veder più, ed uno spasimo indicibile gli strinse il cuore.
— Sì signore, in Sardegna: ripetè il Commissario, il quale s'accorse e fu lieto dell'effetto prodotto dalle sue parole. E primi di tutti i caporioni e i più pervicaci. Il Governo fu finora troppo magnanimo, troppo tollerante: è gran tempo che alla fine eserciti tutto il suo rigore. Nessuna pietà, nessun riguardo per i nemici dell'ordine e del Sovrano. Se si farà qualche distinzione fra essi, se si potrà essere più miti verso alcuni, sarà soltanto per coloro i quali col loro contegno dimostreranno come da illusione giovanile, da inconsideratezza meglio che da perversità d'animo furono tratti a fallire, per coloro che proveranno colla sincerità delle loro dichiarazioni il proprio pentimento. Mi capisce?
Le parole del Commissario erano troppo chiare per non essere capite. Francesco che colla forza della volontà aveva rinfrancato il suo animo si disse con disdegno:
— Costui tenta e spera di avere in me un delatore.
E la indignazione riagì sulla nobile di lui natura così da restituirgliene calma e fermezza.
Tofi continuava:
— Ella, signor avvocato, a quale di quelle due schiere vorrà ascriversi? Non di certo, io spero, a quella dei pervicaci nemici di S. M. l'augusto nostro Sovrano. Ella di certo ripudierà i scellerati propositi di chi non tende che ad abbattere la legittima autorità; Ella vorrà meritarsi il generoso condono alla leggerezza — non la chiamerò altrimenti — alla leggerezza della sua condotta, colla sincerità delle sue confessioni.
Fece una pausa, tenendo sempre que' suoi occhi grifagni fissi in volto al giovane. Francesco volse altrove lo sguardo con tutta indifferenza.
— Or dunque: riprendeva a dire il Commissario: poichè Ella conosce ed è in istretti rapporti con questo Mario Tiburzio, la mi saprà spiegare perchè quell'individuo è venuto a Torino con falso nome e sotto mentita qualità...
— Signore: interruppe Francesco, non senza manifestare nel suo accento il disprezzo e lo sdegno che in lui destavano i tentativi del suo interrogatore: io non so spiegarle niente affatto. Mario Tiburzio non conosco chi sia. Ho visto alcune volte in casa del mio amico Vanardi il signor Medoro Bigonci cantante, il quale non ha altro pensiero che quello delle sue crome e biscrome. Se mi sono legato qualche poco con lui, nulla è più naturale, essendo egli artista ed io dilettante di musica. E non ho altro da dire.