Il Commissario stette alquanto in silenzio e fece colle sue labbra grosse uno strano e minaccioso ghigno.

— Questo, disse poi con ironia grossolana, è il sistema di difesa che il signor avvocato crede bene di adottare?

— Io non ho bisogno di difesa nessuna, perchè non ho colpa.

Tofi tacque di nuovo un istante facendo sempre piombare sopra il giovane quel suo sguardo penetrativo, ironico e minaccioso.

— Sa una cosa? Proruppe quindi ad un tratto. In questo stesso momento si fa una perquisizione a casa sua.

In quella specie di scherma che aveva luogo fra l'interrogante e l'interrogato, fu questa una botta bene assestata che colpì il giovane in pieno petto.

— Ah! Esclamò egli con una scossa, ricordando di botto come nella sua camera, entro i cassettini della scrivania ci fossero l'Assedio di Firenze di Guerrazzi, i libri cinque sull'Italia di Tommaseo, la Giovane Italia di Mazzini, e peggio ancora di tutto questo una istruzione sul modo di ordinare e guidare la rivolta del popolo nelle città e di organare bande d'insorti nelle campagne, istruzione per sommi capi fatta e scritta tutta di pugno di Mario Tiburzio.

— Che cosa ne dice eh signor avvocato? Domandò il Commissario colla medesima insultante ironia.

— Dico che quella è una violazione di domicilio che non avverrebbe in paesi retti civilmente.

Tofi si abbandonò ad uno scoppio di collera.