— Egli tiene chiusa in pugno una carta.

— Ah ah! Bisogna averla. Signore, non faccia la pazzia di resistere e ci dia quella carta di buon accordo.

Selva non disse motto, ma serrò più convulsamente il pugno. Gli arcieri gli presero il braccio e con tutta la loro forza cercarono di aprirgli la mano, ma inutilmente.

Gian-Luigi tornò a sedersi con tutta tranquillità presso il camino, come se quella scena non avesse per lui il menomo interesse; e colle molle che non aveva cessato di tener fra mano, si diede a percuotere sui tizzoni eccitando più vivace la vampa. Giovanni capì quell'indiretto suggerimento. Raccolse tutto il suo vigore in uno sforzo supremo; si spinse innanzi con moto improvviso e inaspettato a quelli che lo tenevano, con una violenta strappata liberò il suo braccio dalla stretta dei due arcieri, lanciò la pallottola di carta verso il focolare. Impacciato com'era, Selva non la potè gettar giusto sul fuoco; la palla cadde presso gli alari; ma Quercia come se non aspettasse altro, con moto più ratto del pensiero, senza scomporsi menomamente, senza volgersi nemmanco, la prese colle molle e la pose rattamente dove più vive erano le fiamme.

Giovanni in quello sforzo, in quel moto violento che aveva fatto erasi inciampato nelle gambe degli arcieri che gli stavano addosso ed era caduto sul tappeto del pavimento. Ciò stesso fece ostacolo ai birri per correre presso il camino. Ma Barnaba, che con infinito interessamento porgeva attenzione a questa scena, visto bruciare quella carta, che di sicuro doveva essere importantissima, obliò un istante le cautele usate sino allora per nascondersi.

— Sul fuoco! Sul fuoco! Prendetela! Gridò egli colla sua voce naturale: e siccome i birri e i carabinieri, impediti nel passo da Giovanni caduto che si rialzava, non poterono così rattamente slanciarsi al camino com'era necessario, Barnaba stesso si fece innanzi d'un salto per disputare alle fiamme la preziosa preda.

Ma in quella, Quercia si drizzò in piedi innanzi al camino colle molle in mano che stringeva come un'arma, si volse colla faccia più innocente del mondo e domandò coll'accento d'uomo che non avesse visto nè udito nulla di quello che era successo:

— Che cosa c'è?

Barnaba e Gian-Luigi si trovarono a fronte meno che ad un passo di distanza. Al primo, in quel movimento impetuoso che aveva fatto, era caduta la falda del mantello dalla faccia, e Quercia ne potè vedere un istante i lineamenti scoperti, come ne aveva udita senz'alterazione per poche parole la voce. Nè questa, nè quelli Gian-Luigi si prometteva che avrebbe obliato mai più. L'agente di Polizia non rispose nulla al dottore; la carta era consumata; egli si coprì di nuovo il volto col mantello e si ritrasse chetamente nel cantuccio appena abbandonato un istante.

— Lo scellerato! Il birbante! Urlavano gli arcieri incolleriti, venendo addosso a Giovanni coi pugni.