Gli operai aggruppati intorno al direttore risposero a quelle comunicazioni con una viva agitazione. Il figliuolo del padrone, l'avvocatino, come lo chiamavano, non era loro famigliare di molto; aveva egli poche attinenze con essi e raramente lo vedevano ed avevano occasione di parlargli; ma tutti coloro che l'avevano accostato erano rimasti presi dalle affabili di lui maniere, ed anche molti di quelli cui non era avvenuto di parlargli mai, solo al vederlo, avevano provato quell'influsso di simpatia che esercitava in quasi tutti la franca, sorridente, e leggiadra fisionomia del giovane. Oltre ciò tutti sapevano quanto amore avesse il signor Benda per suo figlio, ed il dolore che in tale occasione provava il principale, per quelli operai che lo amavano di molto, era potentissima cagione di commuoverli; ma non bastava, gli era il principale medesimo di cui la libertà era minacciata, e qui, all'affetto si congiungeva, per turbarli, la ragione dell'interesse, che è il movente più efficace delle azioni umane. Diffatti, tutti si domandavano che cosa avverrebbe di loro se, tratto il principale in carcere, si dovessero chiudere gli opifici.
— Questo è un iniquo sopruso, questa è una prepotenza intollerabile, questa è una birbanteria: gridavano in parecchi colla concitazione dello sdegno. L'avvocatino è il più buon giovane della terra; il padrone è l'onestà in persona, è quello che dà pane a tutte le nostre famiglie. Se si trattano i galantuomini come i ladri e gli assassini, dove andremo noi a finire?
Il susurro cresceva come una marea che monta. Tutti avevano abbandonato i loro posti, e in mezzo al più vasto dei laboratoi si agitavano braccia nerborute e si corrugavano faccie minacciose annerite dal fumo dei fornelli; ma forse tutto si sarebbe rimasto a quel rumore inefficace, se Bastiano, su quelle polveri raccolte, non fosse venuto a recare la scintilla della sua indignazione più viva di quella d'ogni altro. La maggioranza degli operai amava la famiglia Benda, per cui mezzo aveva lavoro e giusta retribuzione; più della comune l'amavano i capi-operai che il principale aveva fatti partecipi ad una parte dei proventi; più di questi ancora l'amavano il direttore e il sotto-direttore della fabbrica più specialmente consociati all'andamento dell'impresa e che quindi andavano debitori d'una certa agiatezza al signor Giacomo; ma più di questi e di quelli e di tutti era affezionato e divoto a quella famiglia il grande e grosso Bastiano.
Egli entrò nell'officina coll'impeto d'una catapulta e coll'autorità d'un colonnello che va a porsi a capo del suo reggimento. Scuoteva colla mano destra il suo poderoso bastone; aveva gli occhi pieni di fuoco e le labbra piene di minacciose imprecazioni; possedeva quell'aspetto di forza, quella voce potente, quell'audacia di risoluzione e sopratutto quell'ardore di volontà e di convincimento onde sono vinte e trascinate le masse. La sua eloquenza fu quella di un cannone che spara: una vera mitraglia di giuraddio. Che sarebbero stati peggio di femminette a tollerare che sotto gli occhi, di mezzo a loro, si venisse a portar via il padrone; che di prepotenze non se ne aveva da sopportare; che la brava gente non andava trattata come i birboni, ed a chi lo dimenticava conveniva ridurglielo ben bene a mente. Per tutti i diavoli dell'inferno, s'aveva da mandar via scornati quei sciagurati di cappelli a becchi, o sarebbe stato chiaro che tutta quella mano di artigiani erano pani in molle, mogi come cani da pagliaio.
La maggioranza afferrò gli strumenti del lavoro che aveva a tiro di mano e mandò l'urlo più rivoluzionario del mondo; a quel fiume che stava per istraripare, venne ad opporre una sua momentanea diga la opposizione d'una minoranza che aveva formato un crocchio in disparte e guardava con riprovatrice ironia questo agitarsi dei più. A dire il vero, questa minoranza era composta di tutti quelli men bravi, meno diligenti e meno onesti operai, ai quali la giusta ma inesorabile fermezza del signor Benda, per la loro negligenza e per le loro varie mancanze, aveva inflitto punizione di multe e minacciato al primo nuovo fallo il rinvio.
Quegli di costoro che faceva i più manifesti segni di riprovazione, si avanzò verso il gruppo che stava per prendere le mosse dietro Bastiano, e disse:
— Siete matti? Volete pigliarvela colla forza pubblica e ficcarvi in chi sa che guai, per cose che non vi riguardano?
A questa inaspettata uscita, che aveva pure la sua buona parte di ragionevolezza, Bastiano divenne rosso come un galletto.
— Che non ci riguardano? Gridò egli, dando un tremendo colpo in terra col suo bastone. Giurabacco! Non ci ha da riguardare la sorte del nostro padrone?
— Padrone! Padrone! Di ripicco quell'altro. E' sarà il vostro padrone, Bastiano, che lo servite come un can da guardia; ma per noi? Non siamo suoi servitori, noi; ed e' ci è nulla di nulla.