— Quando io lo abbia conosciuto? Ripetè Graffigna ficcando i suoi occhietti vivacissimi negli occhi di Gian-Luigi.
— Farai di modo da sapere eziandio le sue abitudini, e dove si possa cogliere solo, allo scarto...
— Ho capito..... È un impaccio?
— È un impaccio.
Quei due uomini, così diversi di sembianze e di natura e d'intimo valore, si guardarono un momento in silenzio e si compresero. Gian-Luigi sviò primo le sue brune pupille e si diede a passeggiare su e giù per quello spazio di pochi metri libero in mezzo al Cafarnao.
— Stia tranquillo sor medichino; fra un'ora mi metterò in campagna e spero poterle dire quanto prima che gli è un affar fatto.
Il medichino non rispose e seguitò a camminar con passo concitato e a capo chino. Dopo un poco si fermò presso la tavola, battè del piede sul pavimento con impazienza collerica e disse rabbiosamente:
— Quell'eterno lumacone di bettolier dell'inferno non viene. E sì che ho tirato di forza!
Riprese l'anelluccio della tavola e tornò a dare, ma con più violenza, tre strappate.
— Prenda pazienza: disse con vocina sempre più esile Graffigna seguitando il giovane col suo sguardo ironico e scrutatore: ci sarà gente nell'osteria e non potrà aprire la porta segreta; e poi quel benedett'uomo è così lento e lungo in ogni sua mossa!.... Frattanto se la mi permette dirò io a Lei qualche cosa che non manca neppure d'interesse.