— Parla! Disse vibratamente Gian-Luigi continuando a passeggiare in lungo e in largo.
— Prima di tutto ho una commissione da farle, una commissione importantissima, mi disse chi me la diede.
Il medichino si fermò in faccia a Graffigna di colpo.
— Chi?
— Ester, la bella figliuola di quel brutto scellerato di Macobaro.
Gian-Luigi crollò le spalle e si rimise a passeggiare.
— Dove l'hai tu vista?
— A casa sua. Sono andato ieri sera da quel sacco di tutte le malizie d'un vecchio ebreo per intenderci sulla compra di qualche masserizia fra tutta questa roba che ci ingombra maledettamente. Quell'avaraccio è indegno di appartenere alla cocca. Ha una indiscrezione di pretese che trarrebbe i calci dalle scarpe d'un santo; e non è mai quel cane da offrire pure una goccia di branda ad un amico..... Basta; a grande stento mi avanzò qualche miserabile spicciolo che mi disse avrebbe portato in conto.....
— E che tu ti sei affrettato di consumare in tanta acquarzente.
— Cribbio! Come si fa? Con tante fatiche e con questa vitaccia che si mena, se non si tiene un po' su la macchina, vi casca l'asino di sotto..... Per farla breve, mentre quel vecchio schifoso, dopo mille storie, andò a prendere quei quattro miserabili soldi, Ester che era sempre stata immobile in un cantuccio, agucchiando certi panni al lume d'una lucernetta che pareva far la veglia ad un morto; Ester mi saltò innanzi con quella sua bella faccia d'alabastro, con quei suoi lucidi occhioni scuri, con quelle sue labbra rosse come il sangue che spiccia. «— Per l'anima vostra, mi susurrò all'orecchio con voce soffocata, in cui si sentiva che ella parlava da maledetto senno: date questo biglietto e il più sollecitamente possibile a Luigi: si tratta di vita o di morte.» E nel pormi in mano la cartolina ripiegata mi serrò con forza convulsa le dita fra le sue così esili e bianche, in quel momento gelate come il marmo. Si sentivano intanto trascinar le pianelle di quel vecchio esoso di suo padre, — come mai una sì bella creatura può essere nata da un mostro simile? — ed essa, lesta come uno scojattolo come un augellino, fu d'un salto seduta di bel nuovo al suo lavoro, che non pareva aver mosso pure la punta del dito mignolo; e guardandomi con un'espressione capace di rimescolar le budelle ad un vecchio peccatore, teneva l'indice della mano destra in croce sulle labbra a raccomandarmi il silenzio.