— Perchè? Tornò a domandare Graffigna col medesimo accento di prima.
Il medichino alzò la fronte dalla palma della mano, e saettando d'uno de' suoi sguardi più risoluti il mariuolo che gli stava dinanzi, disse con accento che non ammetteva più nè risposta, nè osservazione:
— Perchè non voglio!
Graffigna curvò il capo in segno di ubbidiente rassegnazione.
— Passiamo al terzo — forse il migliore; riprese egli a dire dopo brevissima pausa. Qui trattasi d'un colpo cui da lungo tempo vengo pensando e studiandone il modo. Sarebbe quello di far ballare i tanti gialletti che ammuffiscono nelle casse di Nariccia.
— Ah ah! Esclamò Gian-Luigi con un'espressione che era un incoraggiamento a continuare.
— Sicuro! Qui l'affare è semplicissimo. Quel vecchio birbante di usuraio è solo con quella sua vecchia sgualdrina di serva. Le muraglie di quel suo alloggio sono sorde come il cuore del padrone, e non lasciano passar grido, nè rumore di sorta. Basta intromettersi colà dentro in tre o quattro, e il conto di ambedue que' squarquoi è bello ed aggiustato.
Gian-Luigi abbassò la faccia e mormorò con accento di ripugnanza:
— Ah sangue! Sempre sangue!....
— Il difficile sta nel penetrare in quelle stanze, chiuse con tanto lusso di serrami da disgradarne qualunque prigione; ebbene quest'unica difficoltà spero che potremo superarla. Occorre un buon ferraio che dalle impronte di cera sappia trar fuori a dovere le chiavi che ci vanno. Queste impronte è tanto facile ottenerle che le ho già prese io medesimo andando sotto varii pretesti nell'antro di quel succiadenaro. La cocca oggidì manca pur troppo di un operaio così abile da far simili chiavi complicate, pulite in modo, che senza bisogno di ritocco facciano a prima prova l'ufficio loro. Avevamo quel povero Topaccio, ma la scellerata d'una giustizia ce l'ha spedito a dar calci all'aria.....