In quella compariva ad una finestra della casa la buona faccia della signora Teresa. Essa aveva aperto le invetrate e si sporgeva in fuori, chiamando suo marito e sua figlia.

— Venite, diceva con voce riguardosa e contenuta: il caffè è pronto.

Maria si cacciava a correre verso la casa, gridando a gola spiegata colla sua voce fresca ed armoniosa:

— Ah cattiva d'una mamma, me l'hai fatta anche questa volta! — E non mi hai dato tempo di prepararlo io il caffè..... Aspetta aspetta che vado a castigartene io con tanti baci da stordirti.

La madre colla mano e colla voce accennò alla figliuola non facesse tanto chiasso.

— Vuoi azzittire? Tu sveglierai Cecchino che dorme e che ha bisogno di dormire.

La giovane ammortò i passi e l'allegro suono della voce, ma non cessò di correre verso la stanza della madre, dove fu in un battibaleno e dove, gettate le braccia al collo della signora Teresa, mantenne ad esuberanza la promessa fattale poc'anzi di darle tanti baci da stordirla.

Giacomo sopravvenne un istante di poi, quando la mamma sorridente sotto quella grandine di carezze figliali, diceva a Maria con ischerzosa minaccia:

— Vuoi star ferma, diavoletto che sei?..... Finiscila o t'aggiusto io.

— È bella e finita: disse la frugola ragazza, aggiustando in capo alla madre la cuffia che le aveva mandato di traverso: e poi con tutta serietà s'appressò al piccolo tavoliere su cui stava preparato il vassoio colle chicchere e mescette il caffè.