— No, finora.

Vanardi mandò un respiro e si cacciò ben bene sotto le coltri.

— Se ne domandano, di' loro che son malato, molto ammalato.... Io frattanto non mi muovo di qua.

Il poliziotto e i carabinieri s'erano messi a frugare e rifrugare dappertutto, cominciando dalle robe di Medoro Bigonci che s'erano fatte rammostrare per prime; ma il baule del povero cantante era il più innocente che si potesse trovare, e non la menoma carta sospetta, nè il più piccolo libro proibito compensò i carabinieri della loro fatica. Passarono quindi alle cose che appartenevano agli altri giovani amici, ma la prudenza li aveva consigliati opportunamente a non custodire presso di sè nessun documento, nè oggetto qualsiasi pericoloso, e i carabinieri non poterono sequestrare che lettere indifferenti e manoscritti di tentativi ed abbozzi letterari.

Vennero poscia allo stipo in cui Maurilio aveva riposte le poche sue robe.

— La chiave di questa serratura? Domandò imperiosamente l'agente di Polizia.

Maurilio assisteva a quell'avvenimento con una impressione d'allarme che non sapeva e non cercava nemmanco dissimulare. Il suo era chiaro e netto un contegno da colpevole; ed un birro qualunque, per poco fosse pratico del mestiere, lo avrebbe arrestato anche senza nessun ordine in proposito, solamente al vederne la faccia turbata e l'occhio smarrito. Innanzi a quella forza materiale rivestita dell'autorità della legge, cui gli rappresentavano gli agenti della Sicurezza Pubblica, la sua debolezza fisica si sentiva profondamente sgomenta. E poi, di botto s'era ridestata in lui l'idea del carcere quale lo aveva sofferto un tempo in compagnia de' più tristi mariuoli del mondo, di Stracciaferro e di Graffigna; ed egli rivedendosi in quell'infame purgatorio, sentina d'ogni scelleratezza, sentiva un profondo tremore scuotergli le più intime fibre. Che cosa non avrebbe dato, che non avrebbe fatto per salvarsi da quell'orrida prospettiva che gli si parava dinanzi? La personalità di questo infelice, come già ho cercato di far comprendere, componevasi quasi di due, l'una dall'altra grandemente distinta e così diversa che per poco non dico opposta. Dove si trattasse di contrasto di idee, di lotta morale, la forza intellettiva che era in lui destava e faceva adergersi una individualità risoluta, potente, ardimentosa nella volontà e nella parola: quando fossero in giuoco le forze brutali della materia, nell'uomo s'incontrassero, o nella natura, o nelle istituzioni sociali, la debolezza dei nervi e dei muscoli nel suo corpo fin dall'infanzia immiserito dalle privazioni, dai maltrattamenti, dalle sofferenze d'ogni sorta, non lasciava più essere in lui che una individualità timida, umile, pieghevole, conscia troppo della sua inferiorità e del suo nulla. Impressionabile qual era la sua natura sotto questo rispetto, siccome egli poteva da un subito sdegno attingere la fiamma fugace d'un impeto momentaneo di coraggio, così troppo miseramente s'abbandonava all'accasciamento, quasi direi, alla viltà del timore. In quest'istante era il timor solo che lo dominava. Se alcuno de' suoi amici fosse stato presente, avrebbe potuto col suo risoluto contegno infondere un poco di fermezza anche in lui: ma solo, in presenza delle faccie torve e delle parole minacciose degli agenti della forza pubblica, il povero e debole trovatello non aveva che soggezione, abbattimento e paura.

Alla richiesta che il poliziotto fece della chiave dello stipo, Maurilio si riscosse e si accostò tremando.

— L'ho io: balbettò egli colle labbra spallidite: quella roba è mia.

— Tanto meglio! Disse con accento ancora più ruvido l'agente di polizia, il quale, come suole di siffatta gente, di tanto si faceva più grossolano e prepotente di quanto trovava maggiore innanzi a sè la cedevolezza. — Gli è giusto quello che vogliamo vedere: qui subito quella chiave.