— Ah! lasciamo stare mia figlia, la prego.
Gian-Luigi che parve non badare per nulla a quella interruzione, continuava:
— Tu mi prendesti per la mano — la tua destra fredda come un pezzo di ghiaccio e adunca come l'artiglio d'un falco da preda, s'intrecciò colla mia, quasi a stringere un tacito patto solenne. Tu mi sorridesti colla tua bocca sdentata, tu mi facesti balenare dinanzi il cupo splendore della sciagurata sovranità che ora possiedo, tu, senza dirmene apertamente, mi lasciasti travedere lo scopo immenso della nostra opera tenebrosa, che sfugge alla intelligenza ristretta dei nostri consoci, lieti di poco danaro guadagnato col delitto.... Mi rammento eziandio il momento in cui tu sapesti il felice successo della prima di quelle audacissime imprese da me immaginate e condotte che scoppiano come fulmini a ciel sereno nella calma di questa città a spaventare i cittadini colla loro terribilità misteriosa. Tu mi stringesti il braccio con mani che tremavano e mi dicesti susurrando all'orecchio: «Bravo! Bene! Oh! io aveva conosciuto l'uomo che era in Lei. Avanti, avanti! Faccia a que' scellerati d'onest'uomini il maggior male che si possa....»
L'ebreo stava tuttavia col suo corpo dritto e la faccia levata: lo sguardo che non s'era ancora abbassato secondo suo costume scintillava stranamente sotto la fronte proeminente.
— Essi a noi ne fanno tanto del male! Diss'egli colle labbra strette e la voce soffocata nella gola. Se io mi rallegro del danno cagionato a quella gente, chi può darmi torto? È una tirannica persecuzione di secoli che si aggrava sulla dispersa stirpe d'Israele. I padri di codestoro ci abbruciavano vivi; in questa età più mite, ma non più giusta nè onesta, ci si misura la vita col disprezzo e colla prepotenza. Dall'illustre cavaliere che ci tratta collo scudiscio al biricchino di piazza che ci trae dietro al nostro passaggio le immondezze del suolo pubblico, è una gara a chi più ci oltraggi e ci danneggi. Ognuno di noi, fin da bambino, è la mira delle arroganze di tutti. Non v'è debole e meschino fra i cristiani che in faccia ad un israelita non abbia sempre la ragione del più forte. Noi cresciamo in mezzo ad un ambiente di odio comune, isolati e maledetti come i leprosi al bando di ogni vantaggio sociale; a cui non si concede aver possessi, nè cariche, nè onori, neanco una patria, appena se la famiglia. L'altro dì, il nobile conte di San-Luca, col suo carrozzino rovesciava a terra e faceva rompere il capo ad un povero vecchio precisamente innanzi al caffè Fiorio. La folla si raccoglieva pietosa intorno al caduto; ma visto appena chi fosse costui la indignazione contro il giovine conte sfumava. Era un mio compagno di mestiere e di religione. — «Ah! non è che un ebreo:» si esclamò con indifferenza, ed appena fu se alcuno volle porger la mano ad alzare quel miserabile. Il conte seguitò imperturbato il suo cammino, e non ebbe nemmanco un rimprovero. Ogni giorno, ogni ora vede alcun sopruso fatto ad alcuno di noi. Quante volte non ne fui vittima io stesso! Un figliuolo di famiglia nobile, viene a farsi imprestare da me del danaro, quel sacrosanto danaro che io mi guadagno con sì penoso ed incessante lavoro; poscia trova più comodo non pagarmi i pattuiti frutti; il padre titolato e potente ne dice un motto al Comandante della Polizia: il commissario Tofi mi manda a chiamare e mi impone di contentarmi di prendere indietro il mio povero capitale, perdendoci tutti gl'interessi di vedermi imprigionato come usuraio. Non è questo un latrocinio? Ultimamente, sotto il nome di un cristiano che la faceva da mio uomo di paglia, prendo una considerevole impresa nelle forniture militari, dalla quale impresa avrei potuto avere assai buoni guadagni. La cosa mi era stata aggiudicata, era mia, e sotto un Governo onesto in una società costituita secondo i dettami di giustizia, nissuna autorità avrebbe avuto potere più di levarmela; ma qui e dai cristiani quale rispetto si ha egli pel giusto? Il conte Barranchi aveva da favorire un suo protetto non arrivato a tempo per concorrere all'appalto, si scopre che il vero accollatario dell'impresa è un ebreo: che bel pretesto! Il solito commissario Tofi mi fa venire innanzi a sè: ordine di S. E. di abbandonare l'impresa o di assaggiare del pan muffato della prigione colla bietta di concussionario. Bisogna curvare il capo e tacere.... E si vuole che questa iniqua società, la quale ci fa una così bella sorte si ami, se ne desideri il prosperare e se ne rispettino le leggi?[5]
Il vecchio ebreo non aveva mai parlato cotanto, nè con tanto calore. Quell'anima chiusa continuamente, alle parole di Gian-Luigi s'era aperta un istante ed aveva lasciato sfuggire uno sprazzo di quel segreto livore che vi sobbolliva costretto per entro.
— Tu hai ragione: disse a sua volta il medichino. Ed io pure odio questa società e questo mondo che non mi volle fare quel luogo ch'io sento di meritarmi; e di odiarli ci ho a mille doppi più ragione di te. Te opprime l'assetto sociale; ma fra noi qual può esservi paragone? Te la sorte medesima ha condannato. Sei nato in una razza maledetta, e la natura ti ha fatto debole, ti ha impresso lo stampo degli umili per imbrancarti nella schiera dei sottomessi. Ma io?.... Io mi sento della razza dei leoni; e perchè una colpa o una sventura de' miei genitori mi ha gettato in mezzo agli uomini senza nome e senza ricchezze, ho da vedermi chiuso ogni accesso agli onori ed ai diletti del mondo? No, no per Dio! Io ho nelle vene il sangue degli Erostrati. Il mondo non mi vuol far luogo ed io mi apro la strada coll'incendio e colle rovine. Erostrato si contentò di ardere un tempio per conquistare una dubbia fama: io metterò sossopra tutto un paese, tutta una epoca per conquistare autorità, ricchezza e gloria imperitura, sia pur anco spaventosa ed orribile.
Jacob era tornato in tutta la umiltà del suo contegno ordinario.
— È vero, diss'egli più rimessamente che mai. Io sono un povero ebreo che non è nulla e non potrebbe esser mai nulla; ma Lei!.... Oh da bravo! Vinca ed abbatta questo tirannico assurdo sociale che s'impone colla legge, colla Polizia, colla carcere e colla forca. Tutti i deboli la applaudiranno. Avrà per sè tutti gli oppressi e tutte le vittime, che sono il maggior numero.
— Or bene, dà retta a quel che ti dico, Jacob, così ripigliava a parlare Gian-Luigi. Io sono alla vigilia d'ottenere il mio intento. Fra pochi dì — forse — avrà principio e conclusione in lotta tremenda la vendetta dei miserabili; lo straccione, il disprezzato, chi ha fame piglierà la sua rivincita sui fortunati, sugli onorati, sui graduati del mondo. Sarà una frana che si precipiterà irresistibile a tutto schiacciare e sconvolgere. Ma perchè questa massa lentamente preparata e raccolta si stacchi e rovini occorre una forza potente d'impulso. Questa forza è il denaro. Mi bisogna una vistosa somma, per comporre la quale ho fatto calcolo sopra ogni qualunque mezzo che sia all'arrivo della mia mano. Tutti quelli onde può disporre la cocca, e parecchi altri che gli è inutile il dire: fra questi tu ci entri per quelle cinquanta mila che ti ho domandato.