— Mi faccia un pagherò a mio ordine per cinquantadue mila lire...
— Subito: disse Gian-Luigi.
— Ma, soggiunse Jacob col tono d'un pezzente che domanda l'elemosina, vorrei colla sua un'altra firma.
Quercia si riscosse.
— Qual firma? Domandò egli aggrottando le sopracciglia.
E l'ebreo con voce più umile e sottomessa che mai:
— Quella della contessa di Staffarda...
Non aggiunse più sillaba, impaurito dallo sguardo e dall'espressione del volto di Gian-Luigi.
Questi però si tacque per un poco; incrociò le braccia al petto e parve meditare profondamente.
— L'avrai: diss'egli dopo alcuni minuti.