Jacob entrò e dietro di sè richiuse egli stesso accuratamente la porta.

Entrando, uno si trovava in una stanza abbastanza vasta ma bassa di soffitto, la quale era tutta ingombra dei vari e molteplici oggetti che formavano materia dell'indefinibile commercio del vecchio ebreo. A destra una botola nel pavimento, aprendosi metteva in una scala che s'affondava sotto terra; a sinistra una scala a chiocciola saliva alla stanza superiore; in fondo una finestra con forte inferriata ancor essa, per una tenda color di polvere tirata davanti lasciava penetrare una luce grigiastra; in un angolo certi panni frusti composti di varie stoffe cucite insieme, rappezzati a mille colori, tesi sopra una corda per far da cortina, riparavano dietro sè lo strammazzo che serviva da letto alla Debora. Regnava colà dentro un'afa di rinchiuso e di stantìo che vi pigliava alla gola, congiunta in questo momento all'odore particolare mandato dai cavoli cuocendo, odore che emanava da un pentolino che si sentiva bollire e si vedeva fumare traverso il coperchio sopra un fornello portatile che faceva brillare modestamente i pochi suoi carboni accesi quasi in mezzo la stanza.

Ma chi fosse entrato dietro i passi di Jacob, avrebb'egli potuto prestare attenzione ai miseri particolari che ho appena accennato, mentre avrebbe visto di mezzo ad un viluppo di panni intorno a cui stava cucendo, non lungi dal fornello, levarsi una giovane figura di donna splendidamente bella, più che umana parola possa dire?

Era Ester, la quale venne incontro a suo padre con un sorriso un po' forzato sulle sue labbra di corallo, e pose sotto le vizze labbra di lui la sua candida fronte di così elegante e nobile forma che nulla più. Ella aveva tutte le bellezze — e le bellezze soltanto — dell'originale tipo giudaico. La sua svelta e graziosa persona il poeta l'avrebbe potuta giustamente paragonare al tronco d'una giovane palma. L'occhio nero possedeva tutta la gamma, per così dire, delle espressioni che può avere un occhio umano, dallo sguardo carezzevole, vellutato, soave, ardente d'amore, al baleno dell'odio. Il naso leggermente arcuato dava a quella dolce fisionomia un carattere di forza e palpitava nelle nari all'influsso della passione. I denti candidissimi erano fatti per illuminare il sorriso e parevano acconci eziandio a mordere e dilaniare. Da tutto quel capolavoro di forme leggiadre raggiava una gioventù potente nell'efflorescenza del suo sviluppo, benchè ora apparisse che la mestizia vi aveva gettato sopra un suo velo.

Jacob l'abbracciò con affetto di padre, e la guardò coll'ammirazione dell'avaro pel suo tesoro.

— Tu sei pallida, Ester. Che cos'hai?

Bastarono queste poche parole di suo padre perchè la giovane arrossisse fino alla radice dei capelli.

Debora intervenne.

— La sta sempre chiusa qui dentro fra queste quattro muraglie, diss'ella; vi pare, padrone, che ci si possa pigliare i bei colori?

Il vecchio fece una brutta smorfia che mostrava quanto queste parole gli spiacessero.